martedì, 01 aprile 2008, ore 10:33

Ci sono persone che ti segnano, che in ogni caso non ti puoi dimenticare.
La mia prof di economia aziendale delle ragionerie era uno di quei personaggi.
Ho saputo ieri pomeriggio che è morta, l'ho letto sul giornale stamattina, ma la cosa più curiosa è che domenica sera, frugando fra le mie vecchie scartoffie, ho trovato alcuni dei suoi vecchi appunti, roba di sette anni fa, e mi sono messo a leggerli, ripensando a quei tempi e pensando che ora quella roba la so fare a occhi chiusi e forse potrei scrivere delle guide migliori della sua...
Questa donna se ne è andata dopo una lunghissima malattia, e se ne è andata nel suo stile, cremata, e con un manifesto sparso in giro per il paese con la citazione dantesca del canto di Ulisse "Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza".
Ora non voglio star qua a fare il coccodrillo e a parlare solo bene.
Perchè io la prof non siamo mai andati d'accordo.
Cinque anni di guerra, cinque anni in cui io sono stato sempre contro di lei, e lei contro di me, eravamo per certi versi nemici, per altri, forse, maestro e allievo geniale che non voleva rispettare l'autorità.
Ricordo ancora quando una volta mi disse, mentre faceva la ramanzina a tutta la classe "Anche tu fai il vagabondo?" e io risposi "Io il mio 9 di italiano l'ho preso anche stamattina", con l'aria più cattiva che mai.
E la cosa bella di questa epica battaglia è che lei, forse, lo faceva apposta, perchè aveva capito che se la metteva sul piano duro dello scontro io allora ero iperstimolato e davo il meglio di me stesso.
Si era arresa a darmi un 10 nell'ultimo compito prima della maturità, così come io mi ero arreso a chiederle se tutto sarebbe andato bene la mattina della prima prova.
Quando uscirono i quadri ricordo ancora che mi aveva abbracciato e fatto i complimenti e io l'avevo ringraziata di cuore. L'ho rivista un anno dopo, poi basta.
E la cosa bella di tutto è che alla fine, davvero, tutto questo rapporto di amore e odio, questo non voler mai mollare, non cedere, derivava dal fatto che avevamo lo stesso identico pessimo carattere.
Ci ha fatto passare notti insonni, ci ha terrorizzato e a volte divertito con le sue strampalate storie, e mentre la gente impazziva per i suoi compiti io li aiutavo, e questo forse ha fatto di me quello che sono ora, nel bene e nel male.
Ieri quando ho saputo che era morta ci sono rimasto male, perchè alla fine con lei se ne va una delle persone che ho più stimato in 26 anni, l'avversario più capace mai avuto, la persona che più di tutte mi ha stimolato a dare tutto me stesso per dimostrare che se voglio posso fare tutto.
Cara prof, in un giorno spero lontanissimo, tra un centinaio d'anni, ci incontreremo ancora e allora ti racconterò quello che ho fatto.
Ma la cosa più bella sarebbe incontrarsi in un'altra vita dove io sarò l'insegnante e tu l'allieva, dove la storia si ripeterà, al contrario, ma si ripeterà e dove potremmo portar avanti questa epica battaglia.
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lunedì, 03 marzo 2008, ore 16:30

Sabato sera, verso le 2, ci siamo messi a parlare col padre del nostro barista di fiducia che ci raccontava di come suo figlio fosse contento di quello che fa, nonostante la fatica e la difficoltà nel gestire un'attività propria.
"E' contento al di là dei soldi, perchè fa una cosa che gli piace..."
Effettivamente ha molta ragione.
Fare quello che uno ha sempre voluto fare è un incentivo per farlo meglio.
Fare qualcosa controvoglia, o un lavoro odioso, anche se ben pagato è una tortura.
Quello che mi chiedo io è che cosa vorrei fare...
A dire il vero idee forse ne ho, ma nella mia testa c'è sempre stato un casino boia, e non sono mai riuscito a mettere a posto tutto.
Sembra che qua per far partire di nuovo la corrente ci voglia un fulmine, per far ripartire tutto quello che ho spento dopo la laurea...
Ah, ma po che mi sono laureato a fare, già...
Risposte per codesti villici ne avrei, ma aspetto e non mi confondo...
Il fatto è che spesso penso al fatto che io un lavoro ideale ce l'avrei, ma per potermi mettere a farlo mi ci vorrebbe un po' troppo tempo e dovrei riprendere un po' gli studi interrotti (già, ma poi a cosa servono? potrei fare davvero l'idraulico... ihihihihi!).
Il punto è che spesso sono in pochi a trovare il lavoro che davvero avrebbero voluto fare, e allora molti si adattano...
Spesso c'è chi si adatta bene e chi meno bene, c'è chi ti dirà che il suo lavoro è il più bello del mondo, ma lo dice solo perchè vuole crederlo pure lui...
Quello che bisogna fare, dunque, è provare, sperimentare, cercare...
Vedere di trovare il lavoro più adatto, il compromesso, quello che alla fine equilibra tutto...
E magari quello dove non devi lavorare 12 ore al giorno...
Per quello che mi riguarda io ci provo, cerco ancora, e miglioro...
Prima, infatti, erano i datori di lavoro a dirmi di no...
Ora invece sono io che dico di no a loro...
E di offerte ne ho già declinate diverse, e tutte ben motivate...
Quello che penso, alla fine, è che prima o poi arriverà sto dannato lavoro, e che alla fine smetterò questi post...
Ma se continuerà così, mi sa che continueranno per un po'....

P.S.: anche se dovessi finire sotto un ponte (possibilità che ho contemplato...), a mangiare dal bidone della spazzatura e a vivere con un cane e un gatto randagi (o più di uno), MAI e ripeto MAI rinnegherò la mia laurea. E' stato il più grande trionfo della mia vita e se non mi fa guadagnare soldi (per ora...) non me ne frega un cazzo... Io ce l'ho fatta, molti altri no... E già quello è un bel traguardo... Sempre che non vogliate fare anzi i corrieri...
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mercoledì, 27 febbraio 2008, ore 10:31

Credo di aver dato il meglio di me nel 2004...
Quello che ho fatto dopo l'ho fatto alla svelta e tirando via, come quando alle elementari mi davano da colorare e io facevo alla svelta perchè mi annoiavo e veniva uno schifo il disegno...
Dicevo, credo di aver dato il meglio di me nel 2004.
E questo a prescindere dal fatto che mi sono laureato (e non è vero che un laureato conta più d'un cantante) o che ho dato il meglio di me stesso per arrivare a un grosso obiettivo.
No, nel 2004 ho dato il meglio di me perchè mi sono concentrato su una cosa e quella cosa l'ho fatta bene e tutta la concentrazione per un momento mi ha aperto la visione del mondo.
Nel 2004 sono diventato filosofo, poi mi sono dimenticato un po' di cose e allora ho deciso che nei quattro anni successivi avrei dato il peggio di me, ma questa è un'altra storia...
Quello che dicevo è di come, in quell'anno di furori universitari e di corsi da seguire con spirito critico, sono riuscito ad estrapolare dall'economia una filosofia e una visione del mondo che mi sono un po' scordato.
Ieri sera e stamattina, durante un po' di riflessione nei tempi morti, mi sono ricordato una di quelle basi teoriche, il discorso del "first best" e "second best"...
Per i non addetti ai lavori la definizione è semplice.
Il "first best" consiste in quelle condizioni ideali, migliori in tutto e per tutto, che si ricercano per ottimizzare il risultato in un determinato contesto.
Per definizione il "first best" non esiste...
Il "second best" è l'alternativa, detto malvagiamente il ripiego, la condizione sotto l'ideale, quello che capita davvero e che va ricercato...
Ora, se ci pensate, nella vita è così...
Abbiamo obiettivi enormi, spesso, grosse cose da realizzare...
Il nostro "first best" spesso considerare lavori invidiati, una macchinona che ci permetta di farci sentire dei semidei del volante, una donna altrettanto ottimamente carozzata e con la scarsa propensione per il "no" e per la rottura di coglioni...
Queste e tante altre sono quello che chiamo "first best".
Irraggiungibile, spesso...
E allora arriva il ripiego, il "second best", le cose che erano al numero 2 della nostra lista...
Quelle che capitano e vanno prese al volo...
Questo perchè bisogna ricordare che dopo il "second best" c'è il niente....
Voglio dire, c'è la ricerca al risultato massimo, non c'è una condizione di "third best", no, niente, bocca asciutta...
Ora, il punto è che non bisogna ridimensionare il "first best" per arrivare al "second best", no: le cose inarrivabili, i sogni, devono essere sogni, con la possibilità di essere presi, di essere agguantati e realizzati... Sono quello che ti dà la spinta a dare il meglio di te stesso...
L'abilità in questo caso consiste nel fatto in cui noi, manager di noi stessi, riusciamo a cogliere la condizione di "second best"....
Non si tratta di accontentarsi, si tratta di prendersi al momento giusto quello che ci serve per massimizzare la nostra felicità...
La ricerca cieca e scellerata del massimo senza alternative, la visione in bianco e nero può portare alla pazzia, così come chi si ferma al primo obiettivo utile anelerà nel rimpianto...
Quello che in conclusione dico è che non bisognerebbe accontentarsi mai, bisognerebbe sempre vedere il "first best" là davanti, quello che vorremmo, e per la strada raccogliere quello che viene dopo...
Spostando sempre di più il "second best" verso il "first"....
E non si sa mai che ci si possa arrivare...
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giovedì, 13 dicembre 2007, ore 10:55

Tre anni fa mi presentavo come oggi davanti alla porta rossa dell'aula lauree della facoltà di economia per andare a discutere la mia tesi.
Tre anni sono passati, ma mi sembrano trecento anni...
Il fatto è che da quel giorno milioni di cose sono cambiate intorno a me, altre stanno cambiando, voglio dire, il mondo è andato avanti, tutti sono inesorabilmente cambiati, e io mi accorgo di questo solo quando faccio qualche conto col passato.
Tre anni fa entravo in facoltà con il mio cappottone nero, comprato per l'occasione e che ora utilizzo nelle serate trendy per darmi un tocco intellettuale ed elegante...
Entravo in aula e parlavo per mezz'ora senza sapere cosa sarebbe successo dopo...
Il fatto è che ero talmente concentrato e sicuro della direzione in cui volevo andare, dell'obiettivo che volevo raggiungere, che tutto il resto era un contorno scialbo...
Quel giorno avevo la piena consapevolezza di quello che volevo, di quello a cui puntavo, e quando tre giorni dopo mi hanno proclamato "dottore" mi sono sentito come il re del villaggio di Asterix che viaggia sempre sullo scudo: ero lassù e tutti mi portavano in trionfo.
Poi dopo però non sapevo cosa fare...
Mille tentazioni, mille proposte e soprattutto mille dubbi...
E sono finito qua...
La gente ha sempre detto che io posso fare di tutto, mi hanno sempre consolato con questa scusa, e mio padre, da vecchio uomo dei monti che è, mi ha detto che non bisogna essere buoni a fare tutto, basta sapere fare una cosa ma quella saperla fare veramente bene...
Non devi essere il migliore in tutto, devi essere il migliore in quello che fai...
Chi sa fare di tutto alla fine non sa fare niente...
Oggi ripenso al primo anno da "dottore" e alla delusione enorme che ho provato scoprendo che tutte le mie aspettative, tutti i miei sogni, erano naufragati nella mia pratica, nella vita provinciale, nel nulla non retribuito... Addirittura avevo abolito i regali quell'anno...
Poi, andando avanti, è arrivata la consapevolezza che le cose capitano, spesso anche se non le cerchi, ma devi avere pazienza e speranza...
Devi avere la capacità di aspettare, di non volere tutto subito, di saper trovare il tempo per arrivare dove vuoi...
La cosa che mi manca, ancora, dopo tre anni...
Inutile dire che opportunità ci sono state, strade aperte e mai percorse, alla ricerca sempre di qualcosa che forse non c'è, che non arriverà, ma che è un'utopia auspicabile...
Si tratta di scommesse, di rifiuti eccellenti, di vigliaccherie in nome di qualcosa di sconosciuto...
Si parte dal piccolo, ancora, dalle cose ridotte e si spera di arrivare un giorno nel posto sognato...
Nei primi tempi guardavo la gente sistemata in breve, quelli che volevano spaccare il mondo e far carriera, e pensavo di essere l'unico, di essere solo io quello che non sapeva cosa fare del proprio "titolo", della propria vita...
Poi, andando avanti, ecco altri dottori, ecco altre incertezze, altra gente sfruttata, malpagata e frustrata, altra gente pronta a rinunciare a tutto in nome di niente... E io mi sono eletto vate di questa gente, ho cercato il modo di parlare con loro, di consigliarli di aiutarli... Di portare la mia esperienza...
Tre anni dopo quel giorno il titolo di dottore io l'ho un po' nascosto...
A parte chi mi chiama così ironicamente, a parte chi mi chiama così perchè non sa il mio nome, io questo titolo non lo uso mai, nemmeno quando chiamo gente e uffici vari dal mio triste ufficetto...
Perchè non mi sento in grado di esserlo....
Mi sento dottore solo quando aiuto la gente, quando parlo con chi ha dubbi, incertezze, paure sul futuro, quando ascolto chi vuole essere ascoltato e vuole solo sapere che non è l'unico, che al mondo ci sono altri come lui, che non esistono solo quelli che fanno carriera e spaccano il mondo...
Allora sono dottore...
E quando incontro tutti gli altri sono solo io...
Ed è la cosa che mi fa sentire più grande di tutto...
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martedì, 16 ottobre 2007, ore 10:50

Tra sei mesi...
Tra sei mesi avrò ventisei anni e probabilmente avrò fatto anche una festicciola...
Tra sei mesi sarà passato Capodanno e tutta la paranoia per trovare cosa fare...
Tra sei mesi avrò già fatto e dimenticato i regali di Natale...
Tra sei mesi sarò stato a Lucca, avrò nuovi fumetti da comprare e meno posto dove metterli.
Tra sei mesi la macchina avrà molti chilometri di più...
Tra sei mesi la benzina costerà di più, forse anche il caffè...
Tra sei mesi il campionato degli amatori sarà quasi alla fine, la serie A pure...
Tra sei mesi sarà già ripartito il motomondiale...
Tra sei mesi avrò fatto qualche serata danzerina in giro per il mondo...
Tra sei mesi potrei anche averci una donna...
Tra sei mesi mi sa che avrò cambiato il cellulare...
Tra sei mesi, esatti, come oggi, mi sveglierò da uomo libero...
Disoccupato, magari, ma libero...
Il 16 aprile 2008 finalmente la pratica finisce...
Mi tuffo nell'inverno per risvegliarmi a primavera con nuove prospettive...
Alle quali penserò tra sei mesi...
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giovedì, 30 agosto 2007, ore 13:41

Sarà che è finita l'estate....
Sarà che sono finite le ferie...
Sarà che non sono riuscito a fare quello che dovevo fare...
Sarà che sono naufragati i progetti e le iniziative...
Sarà che tanto inizio le cose e non le finisco...
Ma sono in fase di pessimismo e fastidio...
Pessimismo e fastidio...
Pessimismo e fastidio...
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venerdì, 10 agosto 2007, ore 18:00

Ultimo giorno di lavoro oggi poi lo stop...
Per cui anche il blog rallenta, rasentando la sospensione per ferie...
Salvo eventi straordinari quindi, mi limiterò a qualche post casuale ogni tanto...
Prima di andare via, però, volevo fare due conti e due riflessioni...
Il blog domani compie un anno...
Non sono mai riuscito a far durare on-line qualcosa così tanto, e soprattutto con una periodicità così continua...
Inizialmente il blog era tutt'altra cosa, trattava un po' gli argomenti a casaccio, distaccato da quello che mi capitava...
Questo per volere mio, proprio perchè non mi andava di ripetere l'esperienza degli altri blog, falliti dopo le critiche e la mia incazzosità e incapacità a sentirmi giudicato (perchè io sono infallibile, perfetto, bello, simpatico, bravissimo e soprattutto molto modesto...).
Però piano piano la mia vita ha contagiato il blog, che è diventato un'anfora di pensieri, di cazzate, citazioni, condivisioni e soprattutto una valvola di sfogo per molte incazzature...
Ed è proprio da lì che vengono fuori le pagine migliori, dal voler cercar di trovare le soluzioni ai guai, dal modo di ironizzare su ogni scivolone, con sana autocritica e voglia di rimettersi in gioco...
Tramite questo blog posso scrivere alla gente "a caso", senza essere indirizzato direttamente a qualcuno, più che altro posso scrivere a me stesso, che è una gran cosa, perchè rileggersi a distanza di mesi insegna parecchio...
Dicevo, posso scrivere, esprimermi, in una parola comunicare, e quello è il sale della coesistenza con gli altri...
Accettare le critiche (azz, ma quanto è difficile per gli orgogliosi come me?), mettere in dubbio l'autostima e magari ritrovarla, confrontare i propri guai e capire che davanti agli altri non sono poi queste tragedie greche, riuscire a scrivere qualcosa che faccia ridere chi ha avuto una giornata storta e vaga in rete in cerca di conforto...
Questo è quello che penso di aver fatto col mio blog, anche se poi i contatti non sono stati tantissimi...
Dovrei aumentare i lettori...
Prima di andare via e staccare la spina, aspettando un grande ritorno autunnale (come la programmazione TV, wow, ora metto i trailer pure io!) mi sembrava doveroso celebrare il primo anno di blog in diretta, senza post surgelati, ringraziando tutti i lettori, sia quelli abitudinari che quelli che sono passati una volta sola: senza di voi questo blog non avrebbe senso...
Una volta esisteva il DdB (e qui parlo criptico!) e questo "coso" attuale, con Corto Maltese in prima pagina, mi ricorda proprio quel mio vecchio pezzo di storia...
Con la differenza che stavolta io sono più maturo, meno serio e soprattutto più sveglio... E con l'enorme differenza che stavolta il discorso è aperto al mondo intero...
Per cui GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE!
Ci sentiamo prossimamente con il blog e qualche novità (si dice ma poi....).
Per ora buone ferie a tutti!
Vado!
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lunedì, 23 luglio 2007, ore 10:57

Oggi sono serio.
Ieri pomeriggio mi è arrivata la notizia che sabato notte è morto un mio vecchio amico, schiantato con la Panda contro un pick-up alle 4 del mattino, a circa quattro o cinque chilometri da casa....
Erano parecchi anni, a dire il vero, che il vecchio Daniele Rosi lo vedevo solo di sfuggita, lui e la banda di Serricciolo con cui avevo girato agli albori della mia carriera, quando ancora giocavo a calcetto, quando ancora avevo il motorino e lui ci trasportava perchè era l'unico motorizzato.
E su quella Panda ci sono salito diverse volte, in un periodo che va dagli otto ai nove anni fa...
Ieri sera, prima di andare a mangiare la consueta pizza della domenica, anche se con poca voglia, sono passato a vedere com'era ridotta la macchina al deposito e mi sono venuti ancora una volta i brividi.
Non lo vedevo, non lo frequentavo da parecchio tempo, ma per parecchio tempo era stato un personaggio, un'istituzione del bar a Serricciolo.
Un tipo strambo, uno che al fantacalcio all'asta tirava sempre su i prezzi dei giocatori che non gli interessavano per farti incazzare...
E le storie da raccontare sarebbe 3000....
E in questi giorni, e soprattutto al funerale ce le racconteremo, perchè alla fine è l'unico modo che abbiamo per non avere paura di quello che è successo...
Sono passati quattro anni dall'ultima volta che abbiamo dovuto dare l'addio ad uno di noi.
Quando la prima volta è successo è stato il momento in cui tutti siamo cresciuti, siamo cambiati, irrimediabilmente segnati e le nostre vite non sono più state quelle di prima...
Ferite, ricordi, chiamateli come volete...
Non è la prima volta...
Non sarà l'ultima, purtroppo...
Simone.
Alessio.
Daniele.
Ancora una volta andremo a dare un estremo addio.
E ancora una volta non sarà facile.
cifero

martedì, 05 giugno 2007, ore 15:51

Non ho mai temuto il giudizio degli altri in vita mia e credo che mai me ne importerà: sono troppo egocentrico (forse anche velatamente egoista) perchè qualche giudizio mi possa far cambiare modo di fare, di pensare, anche in positivo, magari...
Temo molto di più il mio giudizio, soprattutto quello sommario e a posteriori che faccio sempre indiscriminatamente.
Autocritica, si potrebbe definire...
In questi giorni come solito bagno di folla, anche quando faccio poco e forco il venerdì sera e il sabato di festa lo trascorro tra Alan Moore e le lande di Oblivion, vedo sempre troppa gente...
E' così: il brutto di conoscere troppe persone è che alla fine tendi accorgerti solo di quelli "sistemati", quelli che hanno il loro lavoro fisso e buono, quelli che la gente guarda con fiducia e che risplendono di una luce diversa...
Mi sono ritrovato in mezzo a gente che lavora seriamente, che fa progetti, compra macchine, pensa al TFR, pensa a cosa fare della propria carriera, pensa ad investire i risparmi, gente che vagamente pensa di cercarsi casa per i conti propri, gente che ormai è omologata nel sistema e si è adattata ad esso, gente che poi si confonde in mezzo agli altri, agli studenti in corso e  alla gente "instabile" come me e un'altra buona fetta.
Solo che io gli instabili non li guardo, guardo solo quelli che fanno carriera...
E così le notizie di una mia ex compagna di corso che va a lavorare in banca a Modena, con rimpianti e tanti dubbi, ma va, così le notizie di chi qua trova posti più o meno raccomandati, ma li trova e si trova un posto nella società, mi incasinano sempre di più la testa...
Sarà poi la situazione post incidente, e il fatto che ora io non posso dare nessun contributo alla risoluzione veloce della cosa, tipo comprare una macchina nuova subito, senza pensare a cercare per mesi un usato appagante, sarà questa frustrazione di lavoro continuo in ufficio, sempre senza una lira, sarà tutto questo, ma io alla fine inizio ad avere i dubbi....
Enormi dubbi...
E ogni volta che poi piove i dubbi crescono...
Ora, se avessi scelto la strada sicura, lontanissima da casa, se avessi scelto l'altra vita, avrei potuto sistemare un bel po' di cose nell'immediato, avrei potuto dare una mano in famiglia, se non altro pagandomi la macchina troppo grossa per me che mi hanno preso lo scorso anno, avrei potuto essere tra quelle persone che si mettono in gioco, in discussione e iniziano la difficile carriera e brillano e ispirano fiducia...
E non mi lamenterei su un blog...
Forse il blog non ce l'avrei più...
Sicuramente...
E alla fine penso ai film, alle varie iniziative che ho in mente, alle idee di scrittura, ai fumetti e ai videogiochi e credo e penso di essere un imbecille, che la gente seria a tutte 'ste minchiate manco ci pensa...
Però poi penso altre cose.
Penso che la gente "in carriera" mi chiede cosa fare del TFR, che la gente mi chiede come chiudere una partita IVA, che la gente mi chiede come deve fare il 730, che la gente mi chiede di ICI e altre cose, e allora penso che alla fine io ispiro fiducia a tutti fuori, sebbene non abbia una lira...
E penso a quelli che mi chiamano a sistemare il pc, a chi vuole lezioni di economia da me, a quelli che poi mi ringraziano e a me che non chiedo mai niente...
E queste sono soddisfazioni...
Finisco come ho iniziato: non temo il giudizio degli altri, e forse non lo considero proprio...
E' il mio giudizio che mi fa paura...
E ultimamente giudicarmi bene è difficile per me...
Io non tifo per me...
Per fortuna c'è il resto del mondo dalla mia parte...
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lunedì, 21 maggio 2007, ore 10:33

Quando ero giovincello, una decina di anni fa, troppo maturo per uno di quegli anni, troppo assennato e troppo calato nella parte del primo della classe che non aveva tanta voglia di aiutare gli altri, quando non leggevo troppi fumetti ma troppi libri, mi ricordavo qualsiasi cosa.
Date, momenti, eventi, discorsi, vestiti...
Non c'era niente che sfuggiva al mio controllo.
Mi ricordavo che cos'era successo il tal giorno dell'anno prima, tenevo gli anniversari anche dei due di picche, mi ricordavo compleanni ed eventi vari...
Poi il tempo è passato, io sono rimasto maturo com'ero (in fin dei conti non lo ero troppo a 15 anni?) e mi sono fermato ad aspettare che la gente maturasse come me, poi un bel giorno ho deciso che fare lo stronzo e smettere di crescere era meglio.
Da primo della classe stronzo, sono passato a quello che doveva aiutare tutti, che non aveva problemi a star al telefono fino a mezzanotte se qualcuno aveva bisogno di spiegazioni per un esame.
Forse da quel punto di vista sono diventato meno stronzo....
E le cose si sono moltiplicate nella mia vita, dalla maturità fino ad oggi è cambiato tutto almeno una decina di volte, sono successi miliardi di eventi, tutto e il contrario di tutto...
E il bello è che ora non mi ricordo niente!
Quando avevo 15 anni la mia vita era piatta, così fino ai 18, e mi ricordavo tutto...
Dopo zero, le cose si perdono, nei meandri del tempo...
L'altro giorno correvo e intanto pensavo a quello che facevo anni prima, e ho ripensato a vecchie storie, a vecchia gente...
Mi sono fermato su una salitona e mi sono seduto, sfattissimo e ho continuato a ricordare cose perdute.
Ho realizzato che alla fine il bello di dimenticarsi le cose sta nel poterle ricordare ogni tanto, facendo immani sforzi, ricercando quel preciso momento, quella precisa situazione, quei dettagli insignificanti che però sono la cosa più importante...
E' un po' come tirare fuori delle vecchie foto e mettersi a ridere...
Tutte le donne che ci hanno fatto penare, fino al due di picche, che ora non riconosciamo neanche più...
Tutti i numeri di telefono sudati, che abbiamo chiamato tre volte...
Tutti i baci dati, compreso il primo, che si confondono in un turbinare di lingue...
Tutte le trombate da 10 secondi, che ci sembravano prestazioni portentose....
Tutte le birre fresche bevute parlando di pallone...
Gli scudetti persi, quelli vinti, e quel centrocampista di cui mai ci ricorderemo il nome...
Le donne amate e poi odiate, quelle che ora ci salutano e non ci fanno più nè caldo nè freddo...
Le occasioni perse e quelle giocate male, il gioco del "se fosse, se avessi...." e tutti i nostri possibili futuri...
L'odore della miscela del motrino, il profumo di caffè e paste del baretto in facoltà, il sole e l'umido sull'erba del parco a Parma ad aprile...
Le file agli esami, le parole dette alla maturità, le gioie per gli esami passati e tutte le volte che pensavamo di non farcela a prendere quel cazzo di diploma o laurea...
E poi ancora gli amici, le serate passate davanti al Comune, le brutte litigate e il lento ritorno alla normalità...
Le promesse fatte e mai mantenute...
Le scommesse vinte, e mai riscosse...
Le cose rimandate, e mai fatte...
Pezzi di storia, tutti, che tornano ogni tanto, che pensiamo di aver perso e che invece ci sono...
Pronti, ogni tanto da rievocare...
E il bello è che ce ne saranno ancora...
Ce ne saranno sempre....
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