Tre anni fa mi presentavo come oggi davanti alla porta rossa dell'aula lauree della facoltà di economia per andare a discutere la mia tesi.
Tre anni sono passati, ma mi sembrano trecento anni...
Il fatto è che da quel giorno milioni di cose sono cambiate intorno a me, altre stanno cambiando, voglio dire, il mondo è andato avanti, tutti sono inesorabilmente cambiati, e io mi accorgo di questo solo quando faccio qualche conto col passato.
Tre anni fa entravo in facoltà con il mio cappottone nero, comprato per l'occasione e che ora utilizzo nelle serate trendy per darmi un tocco intellettuale ed elegante...
Entravo in aula e parlavo per mezz'ora senza sapere cosa sarebbe successo dopo...
Il fatto è che ero talmente concentrato e sicuro della direzione in cui volevo andare, dell'obiettivo che volevo raggiungere, che tutto il resto era un contorno scialbo...
Quel giorno avevo la piena consapevolezza di quello che volevo, di quello a cui puntavo, e quando tre giorni dopo mi hanno proclamato "dottore" mi sono sentito come il re del villaggio di Asterix che viaggia sempre sullo scudo: ero lassù e tutti mi portavano in trionfo.
Poi dopo però non sapevo cosa fare...
Mille tentazioni, mille proposte e soprattutto mille dubbi...
E sono finito qua...
La gente ha sempre detto che io posso fare di tutto, mi hanno sempre consolato con questa scusa, e mio padre, da vecchio uomo dei monti che è, mi ha detto che non bisogna essere buoni a fare tutto, basta sapere fare una cosa ma quella saperla fare veramente bene...
Non devi essere il migliore in tutto, devi essere il migliore in quello che fai...
Chi sa fare di tutto alla fine non sa fare niente...
Oggi ripenso al primo anno da "dottore" e alla delusione enorme che ho provato scoprendo che tutte le mie aspettative, tutti i miei sogni, erano naufragati nella mia pratica, nella vita provinciale, nel nulla non retribuito... Addirittura avevo abolito i regali quell'anno...
Poi, andando avanti, è arrivata la consapevolezza che le cose capitano, spesso anche se non le cerchi, ma devi avere pazienza e speranza...
Devi avere la capacità di aspettare, di non volere tutto subito, di saper trovare il tempo per arrivare dove vuoi...
La cosa che mi manca, ancora, dopo tre anni...
Inutile dire che opportunità ci sono state, strade aperte e mai percorse, alla ricerca sempre di qualcosa che forse non c'è, che non arriverà, ma che è un'utopia auspicabile...
Si tratta di scommesse, di rifiuti eccellenti, di vigliaccherie in nome di qualcosa di sconosciuto...
Si parte dal piccolo, ancora, dalle cose ridotte e si spera di arrivare un giorno nel posto sognato...
Nei primi tempi guardavo la gente sistemata in breve, quelli che volevano spaccare il mondo e far carriera, e pensavo di essere l'unico, di essere solo io quello che non sapeva cosa fare del proprio "titolo", della propria vita...
Poi, andando avanti, ecco altri dottori, ecco altre incertezze, altra gente sfruttata, malpagata e frustrata, altra gente pronta a rinunciare a tutto in nome di niente... E io mi sono eletto vate di questa gente, ho cercato il modo di parlare con loro, di consigliarli di aiutarli... Di portare la mia esperienza...
Tre anni dopo quel giorno il titolo di dottore io l'ho un po' nascosto...
A parte chi mi chiama così ironicamente, a parte chi mi chiama così perchè non sa il mio nome, io questo titolo non lo uso mai, nemmeno quando chiamo gente e uffici vari dal mio triste ufficetto...
Perchè non mi sento in grado di esserlo....
Mi sento dottore solo quando aiuto la gente, quando parlo con chi ha dubbi, incertezze, paure sul futuro, quando ascolto chi vuole essere ascoltato e vuole solo sapere che non è l'unico, che al mondo ci sono altri come lui, che non esistono solo quelli che fanno carriera e spaccano il mondo...
Allora sono dottore...
E quando incontro tutti gli altri sono solo io...
Ed è la cosa che mi fa sentire più grande di tutto...