domenica, 25 maggio 2008, ore 14:14

Ieri mattina per sistemare una faccenda ero a Spezia e siccome dovevo aspettare due ore, mi sono messo a passeggiare senza meta.
Svestito dei panni che son solito portare in filiale, e tornato finalmente al mio abbigliamento da battaglia, ho vagato senza sapere che cosa volevo fare, sbirciando le vetrine, ma soprattutto studiando i miei simili.
Adoro cercare di studiare gli atteggiamenti delle persone e i comportamenti....
Durante la mia passeggiata, alquanto deludente per quanto riguarda la mia ricerca sulla specie umana, ad un certo punto mi sono trovato davanti ad una visione...
Non ho potuto fare la foto per non rischiare di essere arrestato, o picchiato, comunque...
Su una scalinata fuori da un palazzone vecchio, c'era una ragazza seduta.
Aveva i capelli lunghi e scuri, una magliettina gialla ed un paio di jeans chiari.
Se ne stava seduta, con le ginocchia portate al petto, le braccia attorno alle gambe, e guardava nel vuoto della strada come se fosse persa, con un'espressione tristissima ma allo stesso tempo bellissima.
E la cosa bella era che la gente intorno passava e non la vedeva, così come sembrava lei stessa non vedere la gente, sembrava sola sopra quegli scalini, l'ultima persona rimasta al mondo, e per il mondo non era niente...
Però io l'ho notata, nonostante lei non mi abbia visto, e la cosa mi ha fatto sentire strano...
E questo non perchè io abbia guardato lei perchè era una gnoccona (come faccio di solito) ma perchè era qualcosa di straordinario, qualcosa fuori dal grigio di questo mondo che corre, un pezzo di vita vera in mezzo alla fotocopia di tutti i giorni.
Ho fatto due passi e mi sono girato a guardarla ancora, ed era ancora là seduta.
Chissà cosa la turbava...
Non lo so...
Però quella visione mi ha fatto star bene...
Ma potrebbero solo essere deliri i miei, causati dal troppo stress...
cifero

domenica, 04 maggio 2008, ore 20:49

Negli ultimi tempi la maturità mi è arrivata addosso tutta in un colpo...
Il nuovo lavoro, le nuove responsabilità, il presidente di seggio, ora il nuovo incarico di contabile e consigliere della parrocchia...
Cosa che mi hanno chiesto di fare, e che non ho cercato io...
Così stamattina me ne vado alla messa, e il prete mi carica in macchina e mi fa tanti discorsi sulle cose da fare, poi i consiglieri anziani mi fanno sedere al posto riservato a loro, la gente mi fa richieste e proposte e io dico di sì e non capisco che ho nuove responsabilità pure lì...
Mi hanno fatto crescere in un botto solo, mi hanno attaccato nuovi impegni e nuove cose da fare, e io non capisco, non mi rendo conto...
Sono passato dalle mie tranquille giornate in ufficio e dalle mie serate sul divano alle frenetiche giornate di cassa e ai tremila impegni serali, tanto da dover iniziare a segnare tutto ovunque per evitare di dimenticarmi dei pezzi....
Tempo di comprare un'agenda?
Il fatto è che mi spaventa questa maturazione di botto, col caldo e l'estate alle porte...
Devo prendere coscienza del fatto che la stima che la gente intorno ha verso di me è inversamente proporzionale a quella che ho io per me...
E devo prendere coscienza che da un grande potere derivano grandi responsabilità...
E che è tempo di dimostrare che sono abbastanza grande per comportarmi come tale...
Anche se ci sono i video strani, i karaoke a cantare Guccini, le cose da scrivere e i film da girare che mi riportano alla mia tranquilla natura immatura...
Quello che farò d'ora in poi sarà di essere maturo e responsabilie mentre svolgo questi importanti incarichi e di essere ancora più immaturo, casinista e bambino in tutto il resto...
Mi pare il giusto compromesso...
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martedì, 22 aprile 2008, ore 20:34

In un giorno di banca ho capito come si diventa grandi e quali sono i segni del diventarlo...
Diventare grandi in un colpo solo vuol dire avere finalmente una responsabilità in quello che fai, e non lasciare che ci pensi il tuo capo, perchè questa volta non lo si può più fare...
Si diventa grandi quando hai un nuovo conto corrente, un telepass, un bancomat nuovo fiammante che ti dicono non avere spese e che puoi usare dove vuoi.
Si diventa grandi quando ti devi mettere una giacca seria e le scarpe buone e nascondi le scarpe da calcetto nell'armadio e non ti sogni più di andare a lavorare con la felpa rossa dell'adidas, che pure mi dona...
Si diventa grandi quando diventa un lusso lasciarsi la barba lunga di cinque giorni, e devi viaggiare liscio e sorridente...
Si diventa grandi quando giri con la giacca e la camicia, senza cravatta, e i ragazzini ti danno del "lei" e le vecchiette ti sorridono...
Si diventa grandi quando ti accorgi che del tuo guardaroba l'80% non è adatto al lavoro che fai e devi fare acquisti in blocco...
Si diventa grandi, ma per fortuna il processo non è irreversibile...
Tornato via dai tristi uffici posso rimettermi la felpa dell'adidas e le scarpe da calcetto, e farmi dare del tu da qualsiasi essere vivente sulla terra...
Peccato per la barba, quello è un guaio...
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giovedì, 27 marzo 2008, ore 16:57

Alla fine c'è sempre il solito costume.
Questo perchè devo fare il supereroe.
Perchè si ritorna sempre nel solito punto, per uno strano caso, con la solita giacca nera e per un attimo il tempo non sembra essere passato...
Il ritorno del cavaliere oscuro...
Ancora una volta da solo contro tutto, ancora una volta davanti ad una situazione impossibile, ma non è forse quando è tutto perduto che scendono in campo gli eroi?
Avete mai visto un supereroe che arriva se c'è da spostare una macchina?
No, appunto...
C'è da salvare un mondo...
E ci provo...
E sale la paura, nonostante in testa ho ancora quel riff elettrico che mi carica (back in black), e mi rendo conto solo allora che la paura è adrenalina e che io non vedo l'ora...
Io adoro queste cose, sono fatto apposta...
Devo giocare, niente di più...
Un'altra partita, un'altra mano di carte, ancora una volta per provare a giocare il jolly...
Sempre che sia rimasto nel suo solito posto, nella manica della giacca...
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giovedì, 20 marzo 2008, ore 11:55

Leggo sul giornale, qualche giorno fa che le persone si comportano come le pecore: in mezzo ad una folla camminano seguendo due massimo tre individui che sembrano sapere dove andare, anche se forse non è così, e la folla li segue.
E loro fanno magari parte di un'altra folla che segue altri individui.
E via così.
Quello che penso è che la teoria delle pecore funziona praticamente sempre e non solo quando si cammina.
Io ne sono vittima per molti versi, ma lo siamo tutti, anche quelli che scuotono la testa e dicono "No, io no!", no anche voi ci siete...
Prendiamo la moda per esempio, e non parlo necessariamente di Armani o robe varie.
Prendete le scarpe.
Uno un giorno si sveglia e si mette un paio di Nike Silver e un altro se le compra e gira insieme a questo tizio.
La folla, o meglio, il gregge vede due individui con le Nike Silver e decide che è il caso di comprarle perchè se ce le hanno loro allora va bene.
E via di conseguenza.
Quando mi hanno chiesto perchè mi mi sono comprato la camicia a righe col colletto bianco ho detto "Perchè ce l'hanno tutti..."
Chiaro atteggiamento da pecora.
Ora, la cosa si può estremizzare...
Per esempio, si va nel solito locale perchè ci vanno tutti, al contrario non si va in un altro perchè non ci va nessuno...
Si guarda un certo film perchè tutti l'hanno visto, si legge un certo libro perchè lo leggono tutti...
Addirittura l'altro giorno una ragazza mi ha detto che si compra la casa e si sposa perchè ormai alla nostra età lo fanno tutti....
Credo che questa teoria delle pecore sia da prendere con le pinze...
E' vero, non ne siamo immuni, ma almeno limitiamola.
Alle camice, alle scarpe, ai locali...
Più di quello diventa veramente conformismo...
Qualsiasi cosa voglia dire...
cifero

venerdì, 07 marzo 2008, ore 12:20




"Se vedi la luce in fondo al tunnel, probabilmente è un TIR che arriva contromano..."
cifero

giovedì, 10 gennaio 2008, ore 16:21

Ok, il titolo del post l'ho fregato ad un volume di storie di Hellblazer, che tra l'altro non ho letto, ma suonava troppo bene per quello che vado a scrivere che dovevo utilizzarlo...
Il fatto che io sia tornato a scrivere non è un mistero, ormai...
Certo, una rondine non fa primavera, siamo d'accordo, ma dopo anni e anni riesco a scrivere qualcosa di relativamente lungo, qualcosa che mi diverte e non mi pesa e qualcosa da presentare ai miei "lettori".
Riuscivo a scrivere qualche paginetta di storia breve, qualche sceneggiatura e qualche soggetto, ma le cose un po' più articolate non le finivo mai...
Credo che aver finito questa abbia fatto saltare il blocco che avevo dentro da un po'.
Ok, a dire il vero per ora questa storiella l'ha letta solo una mia amica (a cui vanno ancora i miei ringraziamenti, grazie Silvietta!), che però essendo correttrice di bozze e appassionata lettrice mi ha saputo dare un parere da esperto...
E la cosa che mi stupisce è che quanto ho scritto non sia risultato una minchiatona, come temevo...
Ora vorrei aumentare un po' i lettori, distribuire un po' sta cosa per vedere l'effetto che fa...
Nel frattempo continuo a pensare, scribacchiare e buttare giù idee...
Riesco ad avere tremila idee in questo periodo, sarà che raccontare storie mi piace e che trovo una semplicità incredibile a collegare gli stimoli che mi vengono dal mondo alle miei intuizioni sfasate.
In realtà, a come la vedo io, raccontare storie e scriverle non è difficile: basta sapere leggere quanto ci succede intorno, basta sapere trovare il nesso tra le cose apparentemente più distanti e poi provare a costruirci sopra.
Non so se questo mio passatempo crescerà ulteriormente, ma forse non mi interessa neanche...
Quello che mi diverte ora è costruire mondi, personaggi, situazioni e poi sentirmi artefice del destino di questa gente, sballottarla e incasinarla, farla ridere o dannare  per poter raccontare una storia.
Fare lo scrittore è una cosa che ti da un potere enorme: per certi versi per i tuoi personaggi tu sei Dio, sai tutto di loro, sai da dove arrivano e quando inizi a parlarne, sai già dove finiranno.
La cosa bella è inventarsi cosa c'è nel mezzo, dare vita a questi pensieri, tirarli fuori magari da questa realtà e trasformarli in eroi per qualche pagina...
La scrittura è terapeutica, credetemi, stimola la testa e non ci fa addormentare nella routine quotidiana...
E' una sana droga, dal cui tunnel ero momentaneamente uscito, e da cui ora spero di non disintossicarmi più.
cifero

lunedì, 31 dicembre 2007, ore 13:52

Eccoci qua sul confine di un nuovo anno, a pensare un po' a quelle tremila cose successe in questi dodici mesi, a fare un po' i conti, a fare i preventivi e i consuntivi, tanto per non perdere il vizio di fare il commercialista...
Il fatto è che sempre, in questo giorno, si arriva ad un momento in cui ci facciamo quella domanda, ovvero "Com'è andato quest'anno?" e la cosa brutta è che ci ricordiamo solo delle cose che non ci sono piaciute e ci scordiamo rapidamente delle cose che invece bisognerebbe ricordare...
A conti fatti non bisognerebbe mai fare dei conti al 31 dicembre, bisognerebbe farli più in là, magari in primavera, come fanno coi bilanci veri, perchè le cose non finiscono mai il 31 dicembre e molte scelte, molte conseguenze dell'anno che sta finendo non sono ancora chiare ora...
Quello che voglio dire è che è troppo facile dire se l'anno in questione ci è piaciuto o meno senza sapere cosa volevamo, cosa ci aspettavamo e cosa siamo riusciti ad ottenere, facendo il conto della differenza...
I buoni propositi, quelli sì che bisognerebbe guardarli, vedere quanti ne abbiamo rispettati, quanti no, e fare il conto di quanto alla fine non abbiamo fatto o di quello che abbiamo fatto meglio del previsto...
Alla fine, in qualsiasi modo sia stato il 2007 c'è poco da fare: addormentarsi sugli allori o disperarsi delle sconfitte è ugualmente inutile, perchè da domani, così dicono, si riparte da zero e si ricomincia a lavorare per poter arrivare ai nostri obiettivi e cercare di tirar fuori il meglio dell'anno a venire...
Certo, io in quest'anno ho fatto una grossa scelta di vita, che a volte mi pare giusta, altre sbagliate, e credo che il grosso evento dell'anno siano stati proprio quei cinque  giorni di San Miniato e tutto quello che c'è stato e che c'è tuttora attorno...
Ma non recrimino sulla decisione, ormai presa e non cancellabile...
L'unica cosa da tenere presente per l'anno che verrà è la capacità di trovare quel coraggio che forse quest'anno, e spesso, è mancato, per fare quel passo che cambia tutto, perchè ci sono i numeri, le possibilità e manca solo il coraggio...
E se serve magari sarà il caso di trovarlo con un paio di cuba libre, o non so, ma ad ogni modo è quello che voglio cercare...
Una sorta di Mago di Oz, io il leone fifone che cerca il coraggio, e mi mancano ancora Dorothy, l'uomo di latta e lo spaventapasseri per iniziare il viaggio...
Mi porterò dietro comunque tutto quello che ho imparato di nuovo in quest'anno, cercherò di fare meglio o magari meno peggio, questo bisogna vederlo...
Cambiamenti enormi in vista ce ne saranno, sicuramente, a partire dalla fine della pratica ad aprile, e altre storie che andranno avanti e che andranno affrontate...
Coraggio, l'unica e sola cosa...
Sul finire di quest'anno non so proprio cos'altro dire...
Fare gli auguri mi sembra banale o scontato e allora vado di citazione, scomodando Churchill e chiudendo il 2007 così...

"Il successo non è definitivo, così come la sconfitta non è fatale. Quello che conta è il coraggio di andare avanti."

E speriamo che il coraggio arrivi per tutti in questo 2008.

cifero

lunedì, 10 dicembre 2007, ore 18:14

Tra sabato e domenica ascoltavo e provavo ad analizzare la visione del mondo di un mio amico che si reputa decisamente trendy, qualsiasi cosa voglia dire...
Ora, secondo questo tizio, chi non va a ballare ogni venerdì e ogni sabato dove va lui è uno sfigato.
Chi è fidanzato è uno sfigato.
Chi non si fa minimo tre rum e pera al sabato è uno sfigato.
Chi non ha un paio di scarpe orribili e costosissime è uno sfigato.
Chi ha un gusto suo nel vestire è uno sfigato.
Chi non si fa le sopracciglia, le lampade e resto è uno sfigato.
Ora, io non ho controbattuto, ma posso opporre il mio punto di vista.
Chi segue il branco di pecore è uno sfigato.
Chi spende ogni weekend più di 100 euro in serata è uno sfigato.
Chi va sempre nel solito posto e nel solito locale è uno sfigato.
Chi ha una cultura cinematografica comprende solo Boldi e De Sica è uno sfigato.
Che non legge fumetti è uno sfigato.
Chi legge meno di un libro l'anno è uno sfigato.
Per contro altri potrebbero opporre le loro ragioni...
Quello che penso è che siano tutti punti di vista e che alla fine siamo quello che sappiamo di essere (se lo sappiamo) e che per gli altri siamo quello che loro vedono o vogliono vedere...
Le persone che cercano di essere accettate, che cercano di far parte di un branco, di essere etichettate tutte sotto la stessa marca, per me sono sfigate...
Come dice Guccini "Spiacere è il mio piacere", perchè alla fine se per qualcuno io sono lo "sfigato" allora mi sta bene così, perchè ci sono 1000 altre ragioni per cui io possa considerare lui uno sfigato...
Non mi piacciono le etichette, non mi piace catalogare la gente, e non accetto chi lo fa in base ai propri parametri....
Sarà per questo che di ogni persona cerco sempre il lato buono e quello cattivo e che spesso spingo sui difetti e li faccio notare...
E' una sorta di guerra preventiva: prima che loro mi facciano notare i miei, io faccio notare a loro i difetti che hanno...
L'importante alla fine è essere fieri di chi siamo, senza condizionamenti dal giudizio esterno...
Ma anche questo può essere un punto di vista...
cifero

lunedì, 26 novembre 2007, ore 10:33

E' da qualche giorno, una settimana circa, che ho delle illuminazioni incredibili.
Magari sto mangiando, sto scrivendo, sto guidando, sto meditando vendette atroci contro il mio pseudo-capo, e mi vengono in mente verità complesse, capisco cose che non avevo mai capito, comprendo verità che erano palesi e che non riuscivo a vedere.
Queste illuminazioni ultimamente mi hanno riempito la testa...
Nella settimana scorsa ho avuto la chiara visione di tutti i miei errori comportamentali, di tutte quelle "mancanze" fatte per pigrizia o egoismo verso la gente che mi circonda, vedi la gente che non sono andato a trovare quando stava male, i parenti snobbati per mesi e mesi, le conversazioni tagliate fingendo malfunzionamenti del telefono oppure fingendomi direttamente qualcun altro... Ma questi sono minimi dettagli...
Il primo passo di un'illuminazione è sempre scoprire gli errori e vederli corretti, in modo da poter evitare di ripeterli in futuro.
Non si tratta di questioni di vita o di morte, ma di piccole stronzaggini che somamate poi ti fanno diventare una cinica testa di cazzo egoista...
Conscio dei miei errori verso il prossimo, ho fatto strani percorsi per poter poi analizzare gli errori verso me stesso, ma non in chiave di rimpianto o di rabbia assassina e schizofrenica, con sdoppiamenti di personalità e autoaccuse: in questo caso si è trattato non tanto di analizzare le opportunità mancate, ma delle opportunità generate dalle scelte, anche quelle più improbabili e impopolari (e chi mi legge da un po' sa a cosa mi riferisco).
Il fatto è quindi una lettura nuova delle cose successe: non "cosa sarebbe stato se..." ma "cosa NON sarebbe stato se...".
La seconda parte delle illuminazioni dunque consta nel capire cosa mi sarei perso se avessi preso altre strade, molto diverso dal solito pensiero di cosa mi sono perso  non avendo fatto quella o quell'altra strada.
Si tratta quindi di prendere coscienza della propria situazione e di capire dove siamo e cosa siamo e soprattutto come abbiamo fatto ad esserlo!
Arrivato a questo punto ero già bello illuminato, ma, forse per queste premesse o altro, non so, è arrivata anche la terza fase dell'illuminazione: la consapevolezza dei dubbi altrui.
Perchè spesso si tende a guardare certe persone, quelle più brillanti, quelle che sembrano essere precise e perfette e a idealizzarle, come superumani senza possibilità di errore.
Invece quello che di cui bisogna prendere coscienza è la debolezza e il dubbio, l'umanità se vogliamo, quello che ci accomuna tutti, prima o poi...
Perchè se si capisce che tutti abbiamo almeno un'insicurezza, che tutti abbiamo un qualcosa che ci preoccupa, che tutti abbiamo un dubbio in testa, allora abbiamo qualcosa da condividere e qualcosa che può unirci, perchè è una difficoltà e le difficoltà vanno affrontate uniti...
Così, presa coscienza di queste illuminazioni, mi sono risvegliato filosofo e nella scorsa settimana ho dato qualche dimostrazione del mio pensiero sconnesso e malato...
E perchè non dovevo risparmiarlo sul blog?
E con calma, nei prossimi giorni, riaprirò l'angolo della filosofia di Villanova...
Wow!
cifero