Si sale....
Una parabola strana, vagamente epica, il dorato mondo del lavoro che arriva con tutta la sua forza, il primo stipendio, la filiale dove sono responsabilizzato a fare tutto, ma c'è un ritmo leggero e sostenibile.
La mia isola felice, col direttore e il vice che non parlano di lavoro anche a pranzo, ma che mi fanno le domande con l'annuario del calcio italiano in mano e mi dicono che devo studiare di più....
Poi c'è tutta questa gente che da un giorno all'altro ha deciso che io sono una persona che da fiducia, un punto di riferimento...
Questa gente che mi fa le dimostrazioni di stima in faccia, il prete che si esalta ai miei progetti di portare il wifi nelle mie sperdute lande e mi dice che ha bisogno di gente come me...
Tutte cose che mi mostrano come io dovrei alzare notevolmente la mia autostima...
E' come se si fosse aperta una cazzo di porta chiusa da almeno tre anni e la gente stesse entrando tutta insieme, perchè fuori c'era la coda...
E si stringono tremila mani, si ricevono tremila telefonate, e faccio quasi la parte di quello deciso, serio, sicuro di sè, vagamente in carriera, e inizio a sentirmi stretto nella morsa della maturità e della responsabilità...
Poi la squadra che vince il campionato e la festa, il pullman che ci porta in Versilia, e ci sono ancora io che conto la gente, che mi assicuro che tutto vada bene...
E tutto ci va...
Però poi si scende...
E non so perchè, ma mentre sto camminando sul lungo mare incrocio una macchina parcheggiata e c'è la targa 666, ancora una volta, e poi mi saltano le aspettative, forse stracalcolate, e non so se sbaglio o cosa, e sarà il caldo, saranno le seghe mentali, o il mezzo rosso rimediato, non so, ma alla fine della serata, senza voce e stanco mi siedo in corriera con le ginocchia piantate sul sedile davanti, diversamente a come pensavo di fare ritorno, mi metto a guaradare fuori e inizio a riconoscermi, quello che ero fino a due mesetti fa, e che sostanzialmente, tolta la mano di nuovo che mi hanno spennellato addosso, le giacche e le camicie, sono ancora...
E sono nella fase dell'ottovolante in cui si scende, perchè riconosco che ho toppato, che mancano ancora tante cose per poter arrivare al mitico first best, e io che sono perfezionista devo arrivarci....
E così, tra cose che non tornano, aspettative da verificare, scadenza del contratto a novembre e speranze varie, mi ritrovo sicuro nella mia bassa autostima, nel mio dubbio eterno sulle cose da fare e nelle mie scelte indecise....
Mi crogiolo in tutto questo e alla fine mi ritrovo e sono quasi, masochisticamente, contento...
Un rosso che riporta alla realtà e forse non fa male...
Teniamo sempre i piedi per terra, anche se guardiamo in cielo...