Ieri sera sono andato a vedermi il nuovo film di Virzì, uno dei tanti registi per cui stravedo.
Quello che mi piace di Virzì, a partire da quando ho visto "Ovosodo" a scuola una vita fa (credo in quarta ragioneria...), è l'ironia che mette nel raccontare la lotta di classe, o quantomeno nel descrivere la disparità tra le varie classi...
Concetto che ha ribadito magistralmente in "Caterina va in città" e che ritorna in pieno in questo film.
Iniziamo con la storia: Marta è una laureata con lode in filosofia che finisce, per giri strani, a lavorare in un call center, dove verrà a contatto con un modo a dir poco comicamente disumano, una specie di "reality show scappato alla tv", dove si troverà ad essere precaria in un mondo di precari, venendo a contatto con i personaggi tipici di questa parte di mondo, dalla ragazza madre al manager, dal venditore senza scrupoli al delegato sindacale.
Quello che emerge dalla storia, che peraltro è tratta da un libro-blog di una ragazza che là dentro c'è stata ("Il mondo deve sapere" si chiama e l'autrice è Michela Murgia), è un mondo quasi nascosto, quello con cui ogni giorno veniamo a contatto vedendolo dall'altra parte, ovvero quello delle gentili signorine che ci vogliono vendere di tutto, nascoste dietro un telefono.
Quello che appare è una realtà dove tutto è precario, il lavoro, il futuro, l'abitazione, pure i sentimenti e le relazioni umane.
Non a caso tutti i personaggi, anche quelli che partono come "vincenti" finiscono coinvolti in questa spirale degradante che porta il film ad un'apocalisse paradossale, con un finale amarissimo e che non lascia spazio alla speranza.
Sembra quasi che il lavoro precario sia una metafora per raccontare questi tempi precari, in cui niente, neanche l'amore e la vita sociale delle persone, è a tempo indeterminato.
Marta, la bravissima Isabella Ragonese, passa tutto il film come un'osservatrice, un'esploratrice di questo mondo folle, dove tutto è bello, perfetto, pulito e moderno, con tanto di canzoncina motivazionale del mattino, ma dove tutto in realtà è solo sfruttamento legalizzato.
Bravissimi anche gli altri attori, Virzì utilizza al meglio i suoi attori simbolo, Massimo Ghini spettacolare nel ruolo del manager del call center, irresistibile la Ferilli nel ruolo della tutor delle ragazze, mi è piaciuto anche Elio Germano, nel ruolo del venditore spietato che alla fine ha una bella crisi di nervi, ottimo come sempre anche Valerio Mastrandrea, qua a fare il sindacalista dei precari.
Poi c'è Micaela Ramazzotti, che oltre a interpretare in modo divertente la ragazza madre svampita e di "facili frequentazioni" esibisce un nudo integrale pauroso (che vale metà prezzo del biglietto) in una delle scene più divertenti.
In conclusione bel film, molto attinente alla triste realtà, un po' troppo drastico nel finale, dove tutto cade come in un domino, e con un finale amaro e senza speranza.
In fin dei conti Virzì ci parla di un mondo dove i professori universitari sono vecchi quasi da ospizio, chi molla l'università sembra avere più fortuna degli altri, i manager ne sanno meno di tutti, i sindacalisti sono più innamorati delle proprie battaglie che attenti ai precari.
E alla fine sembra che i laureati siano dei poveracci che hanno fatto la scelta sbagliata, soprattutto se hanno chiuso "col botto" (vale a dire lode e abbraccio accademico).
Alla fine mi ci sono trovato in molte delle situazioni descritte e ho riso amaramente.
E' triste vedere che la realtà dei nostri tempi è questa.
Il bello è poterci almeno ridere sopra...