Credo di aver dato il meglio di me nel 2004...
Quello che ho fatto dopo l'ho fatto alla svelta e tirando via, come quando alle elementari mi davano da colorare e io facevo alla svelta perchè mi annoiavo e veniva uno schifo il disegno...
Dicevo, credo di aver dato il meglio di me nel 2004.
E questo a prescindere dal fatto che mi sono laureato (e non è vero che un laureato conta più d'un cantante) o che ho dato il meglio di me stesso per arrivare a un grosso obiettivo.
No, nel 2004 ho dato il meglio di me perchè mi sono concentrato su una cosa e quella cosa l'ho fatta bene e tutta la concentrazione per un momento mi ha aperto la visione del mondo.
Nel 2004 sono diventato filosofo, poi mi sono dimenticato un po' di cose e allora ho deciso che nei quattro anni successivi avrei dato il peggio di me, ma questa è un'altra storia...
Quello che dicevo è di come, in quell'anno di furori universitari e di corsi da seguire con spirito critico, sono riuscito ad estrapolare dall'economia una filosofia e una visione del mondo che mi sono un po' scordato.
Ieri sera e stamattina, durante un po' di riflessione nei tempi morti, mi sono ricordato una di quelle basi teoriche, il discorso del "first best" e "second best"...
Per i non addetti ai lavori la definizione è semplice.
Il "first best" consiste in quelle condizioni ideali, migliori in tutto e per tutto, che si ricercano per ottimizzare il risultato in un determinato contesto.
Per definizione il "first best" non esiste...
Il "second best" è l'alternativa, detto malvagiamente il ripiego, la condizione sotto l'ideale, quello che capita davvero e che va ricercato...
Ora, se ci pensate, nella vita è così...
Abbiamo obiettivi enormi, spesso, grosse cose da realizzare...
Il nostro "first best" spesso considerare lavori invidiati, una macchinona che ci permetta di farci sentire dei semidei del volante, una donna altrettanto ottimamente carozzata e con la scarsa propensione per il "no" e per la rottura di coglioni...
Queste e tante altre sono quello che chiamo "first best".
Irraggiungibile, spesso...
E allora arriva il ripiego, il "second best", le cose che erano al numero 2 della nostra lista...
Quelle che capitano e vanno prese al volo...
Questo perchè bisogna ricordare che dopo il "second best" c'è il niente....
Voglio dire, c'è la ricerca al risultato massimo, non c'è una condizione di "third best", no, niente, bocca asciutta...
Ora, il punto è che non bisogna ridimensionare il "first best" per arrivare al "second best", no: le cose inarrivabili, i sogni, devono essere sogni, con la possibilità di essere presi, di essere agguantati e realizzati... Sono quello che ti dà la spinta a dare il meglio di te stesso...
L'abilità in questo caso consiste nel fatto in cui noi, manager di noi stessi, riusciamo a cogliere la condizione di "second best"....
Non si tratta di accontentarsi, si tratta di prendersi al momento giusto quello che ci serve per massimizzare la nostra felicità...
La ricerca cieca e scellerata del massimo senza alternative, la visione in bianco e nero può portare alla pazzia, così come chi si ferma al primo obiettivo utile anelerà nel rimpianto...
Quello che in conclusione dico è che non bisognerebbe accontentarsi mai, bisognerebbe sempre vedere il "first best" là davanti, quello che vorremmo, e per la strada raccogliere quello che viene dopo...
Spostando sempre di più il "second best" verso il "first"....
E non si sa mai che ci si possa arrivare...