Nel mio mesetto di inattività, dopo le mie dimissioni da bancario (ogni tanto ci penso e dico "Ho fatto anche questo!" e allungo la lista delle cose impossibili e impensabili che ho realizzato) ho seminato il mio curriculum nel mondo e ogni tanto capita che qualcuno mi chiami per qualche strampalata offerta.
Naturalmente non faccio tutti i colloqui, ma solo quelli più interessanti.
Qualche settimana fa ne ho fatto uno per la seconda volta nel solito posto, e per la seconda volta non mi hanno dato risposta, ma questi sono futili dettagli...
Ieri invece vado da questa multinazionale del marmo, mi presento in questi uffici con la segretaria bionda, gnocca e con i pantaloni bianchi che mi fa attendere i due tizi che mi devono esaminare in una saletta con il condizionatore a - 20, con tanto di pinguini e eschimesi impellicciati.
Arrivano i due tizi, un dottore toscano e un ingegnere milanese che parla come un ricco figlio di puttana, Rolex d'oro al polso, capello brizzolato e abbronzatura alla Briatore.
Il tipico imprenditore devoto al denaro, che magari paga due soldi gli operai per finanziarsi la maxivilla a Portocervo.
Inizio il colloquio e mi presento.
La parte la so a memoria, la recito uguale sempre, in ogni occasione.
Il dottore inizia a farmi domande molto tecniche, su bilanci consolidati, bilanci in inglese, mi chiede quante lingue straniere conosco, mi chiede che cosa faccio nel mio attuale lavoro.
Io parlo e lui sorride, quasi ride, e anche lo stronzo ingegnere sembra lì lì per ridere.
Rispondo alle domande (che non so) arrampicandomi sugli specchi: non ho mai fatto quelle cose, mai viste, se non forse anni e anni prima di sfuggita su qualche libro.
Mi rendo conto di aver detto qualche cazzata, mi rendo conto che il posto per me non va bene e che loro non mi prendono.
In ogni caso, mi dice, si tratta di una sostituzione per circa 10 mesi, una collaborazione a pochi soldi, senza la certezza di assunzione definitiva.
No grazie.
Altro pomeriggio perso, dunque.
No.
Perchè l'imprenditore inizia a farmi domande personali.
Cosa fanno i miei genitori, mia sorella, se sono fidanzato, sposato, ecc, gli hobby, e soprattutto perchè non sono andato a lavorare in banca.
Gli spiego il motivo, il nomadismo ecc, solita storia imparata a memoria anche lì.
Alla fine mi fa "Ma lei vuole fare il dipendente o il commercialista? No, perchè sembra che non l'abbia capito".
Incasso il colpo perchè ha ragione il tizio. Ma controbatto, tanto non ho niente da perdere.
" Se non volessi fare il dipendente non sarei qui, giusto? Se ho mollato la pratica una volta posso farlo ancora... Vede, il fatto di non essere retribuiti è una spinta motivazionale notevole nel decidere se fare una cosa o l'altra: questo è il motivo per cui preferisco fare il dipendente..."
" E come pensa di fare da Aulla a Massa, pendolare?"
"Facevo il pendolare da Parma... Faccia lei"
"E perchè ha rinunciato alla banca? Con tutti quei soldi..."
"I soldi non sono tutto, almeno per me... La vita che avrei fatto non valeva i soldi che mi davano... Soprattutto quello che mi sarei lasciato dietro..."
E il milanese ride.
Nel frattempo giocherello e piego il biglietto da visita della società.
"Guardi che se rompe il biglietto, come fa a ricontattarci?" mi dice il milanese.
"Vado sul vostro sito internet..." chiudo io.
Il milanese sorride si alza a mi saluta.
Io esco, strappo il biglietto e lo butto sul tappettino d'ingresso.
I colloqui come questo sono match di boxe: colpisci e sei colpito.
Spesso perdi, ma la soddisfazione di dare due colpi all'avversario ce l'hai.
Ho capito un po' di cose: la prima è che non sarò mai uno stronzo imprenditore o padrone del cazzo come il milanese.
La seconda è che forse il mio destino è davvero quello del commercialista... Ma chi lo sa...
La terza è che devo smetterla di fare colloqui inutili, e concentrarmi su quelli che veramente riguardano quello che ho fatto negli ultimi due anni.
L'ultima è che nonostante abbia fatto le scelte strane, nonostante la gente mi contesti, dica che non faccio un cazzo, nonostante gioco a a fare la barzelletta del laureato senza soldi, nonostante tutto, non sono ancora al punto da dover lavorare per forza anche per gente come quella, e aver ricominciato la pratica è stata una scelta più che saggia, perchè di tempo ne avrei perso molto di più, visto come va il mondo.
Vivo nel mondo che mi sono scelto, ci vivo a mille, nonostante le risorse finanziarie siano limitate.
Ma l'importante è esserci e essere qualcuno per la mia gente...
D'altra parte i soldi servono, ovvio...
Ma non sono tutto...
Almeno per ora...
Quando penserò solo ai soldi e al lavoro allora sarò morto, con la mia creatività, questo blog, e i miei seimila progetti...
E per ora sono parecchio vivo...
In culo a tutti gli stronzi...