mercoledì, 31 gennaio 2007, ore 17:12

Ho visto troppi western e letto troppi fumetti.
Bruce Banner sta abbandonando il mio corpo, al suo post il buon Hulk si fa strada, subodolo ed iracondo più che mai.
Ieri succede il fatto che mi fa sbottare.
Per l'ennesima volta mi tocca andare a pagare una cartella esattoriale, per l'ennesima volta il tizio che si crede il mio capo mi dà i soldi precisi.
Nè un cent di più, nè un cent di meno.
Risultato: giunto davanti all'omino mi trovo costretto a pagare i 3 euro e 50 in più.
Bazzecole, quisquillie, niente, ok.
Ma è la centesima volta, credo, che succede 'sta cosa.
E stamattina duello alla luce del neon.
Entro in ufficio per primo, la faccia incazzata e tirata alla Michael Douglas in "Un giorno di ordinaria follia", poi arriva lui.
"Hai pagato giù ieri?"
"Sì, mi tornano 3 e 50..." faccio incazzoso.
"Sì, ma te li do..." si giustifica lui.
"Sì, ok, ma non mi dia mai più i soldi precisi, ok? Non voglio farmi prendere in giro dal cassiere ancora una volta, ha capito?"
Nessun commento.
Apre il portafoglio e sborsa gli euri.
Nessuna parola sino all'ora di pranzo.
Sono rimasto tutto il giorno a gironzolare per lo studio, con la faccia alla Clint Eastwood, la rabbia dentro che saliva come non mai e la lista degli insulti che proferirò quando me ne andrò via di qua, sbattendo la porta...
Già, quando?
Vabbè, prima o poi no? Niente è eterno, d'altra parte...
Devo solo star attento ad Hulk...
Oggi ho vinto una battaglia, ma la guerra è lunga...
Rinfodero la Colt, mi rimetto a posto il poncho, accendo mezzo sigaro e sparisco nel deserto.
cifero

lunedì, 29 gennaio 2007, ore 10:56

Rientro come solito tragico, quello del lunedì mattina.
Se aggiungete che nel mio accogliente posto di lavoro c'erano 12 gradi (per la serie: perchè mettere il timer al riscaldamento? godiamoci 'sto freschino!) e che il caffè stamani faceva schifo e che il weekend è stato strafiacco, non vedrei motivo per scrivere di un altra grigia giornata.
E invece son qua e rido (dentro naturalmente).
Nell'altra stanza due funzionarie delle Entrate stanno facendo il terzo grado ai miei sedicenti "capi", loro stanno annaspando e snocciolano citazioni di articoli e cazzi vari, producendo scartoffie a non finire.
Io sono qua, correttamente seduto alla scrivania, facendo finta di scrivere qualcosa di serio, e nel frattempo rido.
E sta cosa mi fa riflettere: i miei cari ospitanti hanno un terrore folle di 'ste tipe, terrore che non avrebbe senso se non avessero la certezza di aver qualcosa non in regola.
Questa cosa è tipica di tutti noi: siamo paranoici rispetto a tutto quello che pensiamo di essere, di fare, di pensare.
Lo so, è poco chiaro, ma mi spiego con un semplice esempio: se abbiamo mangiato la marmellata, e la mamma dopo ci interroga, abbiamo paura perchè sappiamo che siamo colpevoli, sebbene la mamma lo ignori.
La paranoia deriva quindi da una nostra colpevolezza, o meglio, dal nostro senso di colpevolezza, perchè potrebbe essere un'uteriore paranoia.
Così se pensiamo che tutti ci guardino male, che tutti ci giudichino male, probabilmente è perchè abbiamo una bassa stima di noi stessi, e noi stessi ci giudichiamo male.
Allo stesso modo, se pensiamo che gli altri ci vedano come rompicoglioni è perchè lo pensiamo di noi, è tutto molto sottile e spesso palese, anche se noi non riusciamo a coglierlo.
Penso che però anche l'ostentazione di qualcosa di positivo, tipo delirio di onnipotenza, sia lo stesso una paranoia, perchè comunque è una distorsione di come percepiamo la nostra immagine rispetto agli altri.
Tutto questo per dire che: se abbiamo paura di essere colpevoli, molto probabilmente lo siamo, se abbiamo paura di essere ciccioni, molto probabilmente lo siamo, se pensiamo di essere strafighi, molto probabilmente non lo siamo.
E non pensate di essere immuni da paranoia: molto probabilmente non lo siete, benvenuti nel club....
cifero

venerdì, 26 gennaio 2007, ore 11:54

Complice il grigiore di questo venerdì, i continui dubbi sulla situazione lavorativa e la solitudine qua in ufficio (sono da solo, nessuno chiama, nessuno viene, sembro l'ultimo uomo sulla terra!), ho vagato su Internet a caccia di risposte.
E le ho trovate! Almeno in parte....
Si tratta di alcune citazioni di Woody Allen, che sono perfette per me...
E mo cito:

Alle volte mi vengono in mente delle cose con cui non sono affatto d'accordo.

D'interessante c'è che, secondo gli astronomi moderni, lo spazio è finito. E' un pensiero confortante, specie per chi non ricorda mai dove ha lasciato gli occhiali.

Ho smesso di fumare. Vivrò una settimana di più e in quella settimana pioverà a dirotto

I guai sono come i fogli di carta igienica: ne prendi uno, ne vengono dieci.

I miei problemi sono iniziati con la prima educazione. Andavo in una scuola per insegnanti disagiati.

Il mio cervello: è il mio secondo organo preferito.

Il sesso senza amore è un'esperienza vuota, ma fra le esperienze vuote è una delle migliori.

Il vantaggio di essere intelligente è che si può sempre fare l'imbecille, mentre il contrario è del tutto impossibile.

L'amore è la risposta, ma mentre aspettate la risposta, il sesso può suggerire delle ottime domande.

Non condannate la masturbazione. È fare del sesso con qualcuno che stimate veramente!

E chiudo con questa, che è significativa (e anche perchè è un po' che la sparo senza sapere di chi fosse...

Dio è morto, Marx è morto e anche io non mi sento tanto bene.



(queste e altre citazioni su http://it.wikiquote.org/wiki/Woody_Allen )
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giovedì, 25 gennaio 2007, ore 20:26

L'avevo prevista, tutti l'avevano detto, l'avevo sentita e ieri avevo detto al mio negriero che sarebbe arrivata e io sarei rimasto a letto.
E così è stato, anche se la cosa è stata troppo soft.
Neve a Villanova, finalmente, anche se alle 10 del mattino ce n'erano due dita sopra la macchina e basta e si poteva viaggiare tranquillamente per la via.
Ma non mi sono certo perso d'animo, ho chiamato l'ufficio e ho detto che ce n'erano 10 cm circa e che viaggiare era impossibile....
Loro a dire il vero fanno fatica a capire dove si trovi Villanova (nonostante gli abbia indicato le coordinate astrali giuste) per cui posso simulare qualsiasi cosa senza che provino il fatto contrario.
E così finalmente pausa, anche se queste forcate non risolvono certo la situazione globale, quella che mi vede seduto nel brutto ufficio con i quadri di impressionisti francesi appesi a caso nel muro spoglio e con i mobili dell'Ipercoop ad arredare l'ufficio più squallido del mondo (o almeno giù di lì), seduto per di più senza retribuzione.
E così alla fine oggi, tra una guerra tra gang a GTA e la ricerca di un cd dei Kiss che avevo perso, ho pensato parecchio a tutto quanto sopra e mi è sopraggiunta la rabbia fantozziana tipica di questa situazione.
E allora via a pensare a conoscenti e amici benimpiegati (neologismo): quelli in banca, quelli a fare il broker dopo stage all'estero, e via che va pensando (e invidiando) anche quelli che fanno i rappresentati o gli operai e addirittura (in uno slancio di nostalgia) pensando a quelli che stanno ancora all'università.
Poi mi sono letto un fumettone americano, di supereroi con le crisi di nervi, vendicatori vari e gnoccolone con le tette di fuori, mi sono sdraiato sul letto e ho ripensato.
Ho pensato che in fin dei conti la maggior parte di quelli che stanno lavorando stamanttina, anche con la neve, sono dovuti scendere in campo, senza poter forcare, e da lì ho pensato a tutti i vantaggi che ho io: i miei orari strani, le mie forcate tattiche, la mia ipoproduttività, i cd rw che frego, e tutto quanto posso succhiare via dall'ufficio e da questa "esperienza lavorativa" (come le fotocopie inutili della mano, del culo ecc...).
E alla fine ho pensato che per un lavoro serio forse non sono pronto, anche se saprei benissimo come spendere uno stipendio, e che comunque, lamentandomi o meno non  cambio niente, quindi, in attesa di ritrovare le nuove occasioni, i nuovi concorsi, i nuovi colloqui (di cui un giorno scriverò), tanto vale approfittarsi della situazione.
E così domattina tornerò giù, in sciopero costante, solo per andare a vedere le tette della barista, poi per il resto non so, vedrò cosa fare il fine settimana.
Sempre che domattina non ci sia veramente la neve...
cifero

martedì, 23 gennaio 2007, ore 10:00

Il titolo del post è vero per due motivi: 1) sabato sera il Tony Manero di Villanova ha riavuto dopo quasi due anni la febbre del sabato sera, e dico poco, se non è un evento questo; 2) sono rimasto in stato zombi fino a ieri sera circa, in effetti devo dire che non c'ero più abituato a dormire 5 ore e a star in giro poi tutta la domenica, così ieri è stato un lunedì di coma.
E quindi, come solito, ritardo nel post! Wow!
OK, volevo fotografare le sensazioni immediate di "Cifero back on the dancefloor", ma invece mi tocca rimediare stamani, e ormai l'effetto sabato sera è sparito.
Per la cronaca: si è trattata di un'allegra serata in quel di Marina di Pietrasanta, al Seven Apples per precisione, tutti vestiti bene, le ragazze rigorosamente scosciate, noi omini che sembravamo usciti da un gangster movie alla Tarantino (io volevo essere Mister Blonde, ma ho ripiegato su Mister Orange).
Insomma, tutto figo, nei miei limiti, mi sono tuffato nella vita notturna del sabato sera, per ricordarmi com'era essere tutti i santi sabati in discoteca.
A dirvi il vero non è che la cosa mi abbia poi fatto tutto questo effetto stratosferico tipo "Ommioddio cosa mi sono perso!".
Cioè: la quantità di gnocca per centimetro quadrato là dentro ha toccato soglie record: non ne ho mai viste così tante e tutte insieme!
Peccato che le uniche due tipe che abbiano tentato un approccio con noialtri fossero i due ravatti più ravatti di tutto il locale (per la definizione di ravatto boh, cercate su Wikipedia).
Il punto è un altro: dopo essermi disintossicato dalla discoteca ad ogni costo, esser tornato laggiù, seppure in gran spolvero e con tutti i crismi del caso, mi ha fatto rendere conto che ora come ora non mi piacerebbe più fare tutti i sacrosanti sabati a far finta di essere figo.
Voglio dire che forse sarà l'umiliante periodo di lavoro non retribuito o un barlume di maturità che si affaccia dentro di me, ma ormai la discoteca a tutti i costi non mi esalta più.
A piccole dosi magari sì, ma non a cadenza precisa, fissa, settimanale, imposta quasi dal medico...
Magari la gnocca sì, anzi sicuramente, ma quello è un discorso diverso...
Insomma, forse questo è un punto in più sulla strada verso il "diventare finalmente adulto", anche se i fumetti, i filmini di Natale e la sceneggiatura di "Cappuccino Rosso e la ricerca della nonna perduta" mi riportano circa 10 o 15 punti verso il bambino eterno che alberga dentro di me (pur non essendo incinto).
Alla fine forse è successo l'irreprabile: ho fatto gli anticorpi alla febbre del sabato sera...
Ma spero sempre in una ricaduta...
cifero

giovedì, 18 gennaio 2007, ore 10:20

Stamani alla radio ho sentito questa simpatica notizia:  a Londra esiste un orologio che segna quanto manca alla fine del mondo.
Non so bene quale scala utilizzi, cioè quanto valga un minuto, ma la notizia è questa: se nel 1991 mancavano 10 minuti alla fine del mondo ora ne mancano 5.
OK, calmi, rimanete a leggere: non è che tra 5 minuti esplode tutto, quello no, però diciamo che vuol dire che ci stiamo andando vicini alla fine del mondo.
In effetti questo orologio misura il rischio in base alle guerre sul pianeta, alle condizioni climatiche e ad altri eventi che influenzano la sopravvivenza della Terra.
Ora, nel mio piccolo, sto pensando che in effetti questo orologio non ha tutti i torti: le avvisaglie della fine del mondo sono davanti a noi, ad ogni angolo, in ogni secondo...
Ve ne sarete accorti, o forse no, forse non avete notato quei minimi cambiamenti che sembrano annunciare l'Apocalisse.
Io alcuni li ho notati: il mio barbiere ha aumentato il prezzo del taglio da 8 a 10 euro dopo circa 15 anni; ieri sono rimasto chiuso fuori dall'ufficio e il mio capo ha detto che mi farà le chiavi (dopo 2 anni...); il prezzo del petrolio scende e la benzina sale; ho trovato cose ai saldi che a novembre costavano di meno (le stesse); la mia macchina dopo 17000 chilometri non segnala ancora il tagliando; il mio gatto ha paura degli altri gatti e gli altri gatti del mio gatto e il cane non ha paura dei gatti in generale; e altri strani eventi...
Io inizio a fare la lista delle cose da sistemare, non si sa mai.
Metti che domattina mi sveglio e piovono rane, metti che domani sera vado a letto e arrivano le cavallette.... Non si può sapere...
Quasi quasi sento davvero quanto manca all'Apocalisse, così lascio il mio praticantato, vendo la Polo e la collezione di Dylan Dog e vado ad aprire un bar a Santo Domingo, così almeno, aspetto la fine del mondo tra culi, tette e fiumi di rum che se ci pensate alla fine è la cosa miglior per festeggiare l'Apocalisse...
Ho anche sentito dire che questo orologio può tornare indietro: se miglioriamo i nostri errori, se riusciamo a non far altri danni al pianeta, forse se riuscissimo ad abbassare i prezzi della benzina, o a pagare i praticanti...
Scommetto che però questa cosa non sia fattibile, non interessa a molti....
E io Dio me lo immagino già, che sta preparandosi un pianetino nuovo con calma, popolato da omini pelosi, pronto a rifare la solita trafila e cercando stavolta di evitare di inventare la bomba atomica, la guerra, il Grande Fratello e i programmi di Maria de Filippi...
Un mondo migliore, insomma, che noi vedremo nei maxi schermi infernali (perchè se stanno alle regole in Paradiso non ci mandano manco il Papa e si trovano lì come nelle feste tristi delle medie quando c'erano tra bambini che soffiavano la trombetta.)
Vabbè, mi rimetterò al lavoro: cinque minuti dall'inizio del post sono passati, e qui non è successo niente...
Per ora....
cifero

martedì, 16 gennaio 2007, ore 10:51

(post tra il filosofico, il teorico, l'economico e l'universitario... se avete mal di testa saltatelo...)

Sono dell'idea che ogni cosa sia direttamente conseguenza di un'altra, e sia anche causa dell'evento successivo. Seguendo questa logica e percorrendo tutta la catena, arriveremo sicuramente al punto in cui la causa iniziale diventerà conseguenza della causa finale.
Si tratta del semplicissimo cerchio.
Ora, il problema non sta nel fatto di individuare dove inizi un cerchio o dove finisca: è impossibile, perchè ogni singolo evento è frutto di altri cento, e l'unico ordine che possiamo dare è quello temporale, che comunque non ha un senso definitivo: è vero che un evento futuro non influisce su quello passato, ma se ci pensate potrebbe modificare un dato di fatto del passato (pensate a questo:  se state con una gnoccolona e dopo tre mesi la beccate con le mani in pasta di un altro soggetto non identificato di sesso maschile, allora l'evento 2 influenza l'evento 1).
Il punto è stabilire se si tratti di circolo virtuoso o circolo vizioso.
Il fatto è che ogni evento che continua a formare o meglio a far girare il circolo, gli dà una spinta, e questa spinta cambia a seconda del valore dell'evento nell'economia del circolo.
Mi spiego: immaginate che il circolo giri in senso orario se è virtuoso e in senso antiorario se è vizioso.
Se capita un evento buono in circolo vizioso sarà una spinta in senso orario e viceversa. Per cambiare la direzione di un circolo occorrerà quindi una serie di eventi in senso contrario che lo possano modificare.
Questa premessa per dire che se le cose vanno molto bene un elemento negativo non ci tange, mentre se vanno male il solito elemento negativo diventa un macigno.
Ultimamente sto alimentando un circolo viziosissimo.
Parte tutto naturalmente dal mio ossessionante ufficio: non mi pagano, quindi ho pochi soldi e devo scegliere come spenderli. Se mi compro i vestiti fighi non ho più i soldi per fare le serate tendenziose (sogno la discoteca, dove manco da ben 2 anni, ma di questo ne riparliamo), se faccio le serate tendenziose e non compro i vestiti fighi non mi sento a posto e in tinta con l'ambiente e non va bene...
E quindi se faccio i fine settimana in cui mi incazzo perchè la coperta è corta e se la tiro da una parte manca dall'altra, torno il lunedì mattina incazzato al lavoro, e tanto ancora non mi pagano e tutto ricomincia.
Ora, e qui chiudo, il punto finale della situazione è questo: se il circolo vizioso è una ruota di bicicletta, se le spinte vanno in un senso o in un altro, allora la mano che spinge è la nostra.
Per fermare un circolo vizioso non serve aspettare la spinta enorme in senso contrario, ma iniziare a dare qualche colpetto e tutto si fermerà automaticamente.
Ancora una volta tutta la responsabilità è in mano nostra...
Che culo!
cifero

lunedì, 15 gennaio 2007, ore 11:24

Sabato sera, viaggiando in direzione di un pub messicano, mi sono ritrovato a farmi trasportare in macchina da tre simpatiche fanciulle, più o meno mie coetanee, fatto strano, perchè di solito le donne che frequento sono sempre più piccole di me, sarà che magari sono io a non esser cresciuto ancora...
Insomma, il fatto strano e il motivo del post, sta nel fatto che ad un certo punto in macchina la pilotessa (si dice? bah, conio neologismi a palla) ha messo su un cd mp3 strapieno di canzoni dance anni 90.
Più che altro roba dal 1995 in poi, citandone alcuni Corona, Gigi D'Agostino, gli Eiffel 65 e tanti altri... Ma più degli artisti sono state le canzoni in sè che mi han fatto pensare parecchio...
Giuro che se avete la mia età e avete iniziato a gironzolare per il mondo e per le discoteche attorno al '97 o al '98 per forza conoscerete tutte quelle canzoni che l'altra sera hanno accompagnato il viaggio verso il pub messicano.
E ascoltando tutta questa musica ormai "vecchia" ho rifatto un enorme viaggio indietro nel tempo, ricordando i miei esordi discotecari, ricordando momenti della scuola, e associando tante canzoni a qualche spettacolare e ormai leggendaria serata (tipo la famosa sera delle due sconosciute col tanga rosa).
Le mie compagne di viaggio hanno fatto lo stesso salto temporale mio, ricordando a loro volta serate ed eventi, anche perchè era impossibile rimanere impassibili e non tornare a pensare a quando eravamo molto "giovani".
E ci siamo accorti anche di essere ormai vecchiotti: gliel'ho detto io che molta della gente che frequento, anche quelli che hanno 20 compiuti, difficilmente si ricordano "La passion" o "The riddle", e la cosa mi fa sentire anzionotto, davvero...
Vuol dire che una nuova raggiante generazione si sta facendo avanti, con nuove canzoni e nuove cose da ballare... Vuol dire che iniziamo a puzzare di antico, e che il cerchio comincia a chiudersi.
Una volta ridevo quando mia mamma, ascoltando un mio cd di dance anni '80, aveva iniziato a ricordarsi eventi e cose legate ad ogni singola canzone, l'altra sera mi sono reso conto che in fin dei conti anche noi, che siamo a metà strada tra i 20 e i 30 iniziamo ad avere il nostro bagaglio di cultura discotecara che ha fatto il suo tempo.
La cosa bella poi è che 'ste cose capitano solo con la dance: è l'unica musica che dura un attimo, te la passano a palla per mesi, sempre, poi sparisce e rimane attaccata a singoli eventi, serate, momenti...
Alle tre e mezzo del mattino ho salutato tutti, con la bocca che mi bruciava a causa della roba messicana, e per dimenticare di aver ricordato i tempi del Duplè, ho messo su il Boss che cantava "Born to run", direttamente dal 1976....
Almeno io in quel tempo non ero ancora nato...
cifero

giovedì, 11 gennaio 2007, ore 10:13

Chi di voi ha anche una minima infarinatura ecoomica, quella che serve per leggere qualsiasi quotidiano, conoscerà sicuramente le aziende no-profit: sono quelle senza scopo di lucro, ovvero quelle che non perseguono un utile, pur essendo in tutto e per tutto organizzate come un'azienda normale.
Nel mio pseudo-mestiere da un po' di tempo ho avuto a che fare con le aziende ne-aprofit, e questo nome mi suonerà nuovo, ma credetemi che tutti voi, almeno una volta, avete avuto a che fare con questi simpatici enti economici.
Occupandomi ultimamente di consulenza del lavoro mi è capitato un caso singolare che vi spiega della faccenda delle aziende ne-aprofit.
Il tizio in questione è entrato da dieci minuti nello studio e mi sono ricordato di una conversazione con lui di qualche tempo fa.
Questo magnifico imprenditore entra un giorno e mi dice che ha bisogno di un operaio per 3 o 4 mesi, e mi dice come lo possiamo inquadrare.
Io gli propongo un altro apprendistato (come quelli che ha già) e di allungare il contratto al ragazzo o al massimo di fare un odiatissimo contratto a progetto.
In ambedue i casi si tratta di sfruttamento, di lavoro sottopagato, ma anche se sotto comunque pagato!
Poi salta fuori l'idea sua: ha sentito dei tirocini, senza obbligo di pagare, con un minimo rimborso spese e vuole quello.
"E vabbè, poi lo assumiamo dopo i tre mesi?" gli dico io.
"No, no... Al massimo dopo ne prendo un altro, tanto almeno per tre mesi questo mi lavora e spendo poco... Sai quante spese che ci ho, no?"
So che sono sempre più basse rispetto agli introiti, lo deduco anche dal BMW 530 parcheggiato fuori.
E così ecco preso il tirocinante, un ragazzino appena maggiorenne che sta lavoroando gratis, per tre mesi, e che verrà riciclato presto.
Ecco le aziende ne-aprofit: si aprofittano con le spalle coperte dalla legge.
Ecco chi vive sulla pelle di chi è contrattualmente più debole, di chi ha bisogno.
Ce ne sono migliaia di questi casi, a partire dalle professioni (come il mio caso) per arrivare in tutti i settori: so di cose simili nell'edilizia, nella ristorazione e altri campi.
Ci si prende il diritto di poter usare la gente, sfruttarla per diritto feudale, come nel medioevo, come se fosse una cosa naturale: il ricco deve sopravvivere, il debole è povero e quindi povero resti.
La cosa è assurda perchè, pensateci, si compiono azioni con le persone che mai con gli oggetti fareste: è come se prendeste una macchina in prova un giorno solo per andare a farvi vedere e la riportaste senza volerla comprare, come se compraste una giacca per un matrimonio e la andaste a cambiare il giorno dopo e tanti altri esempi.
Non lo potete fare, anche se magari vi piacerebbe.
Qua invece si può, si può tutto....
Non resta che chinare il capo allora?
Direi di no.
Bisogna fare la stessa cosa, come la legge del taglione: approfittare delle aziende ne-aprofit, fare le sanguisughe, livellare il nostro lavoro alla nostra retribuzione, alla considerazione che ci danno.
Solo così la bilancia potrà tornare alla pari.
I signorotti feudali del nuovo millennio, con la giacca e la cravatta, prima o poi finiranno come i loro colleghi medievali...
cifero

mercoledì, 10 gennaio 2007, ore 12:00

Sono tornato questa mattina in ufficio, con una montagna di scartoffie da sbrigare, il computer da risistemare (credo che durante la pausa sia caduto in letargo, stamani non partiva) e in breve rieccomi alla solita routine.
Tra influenza e ferie ero a casina da ben 20 giorni: un eternità.
Infatti stamani ero arrugginito al massimo: sono anche arrivato 10 minuti prima, cosa mai vista...
E così tra mille speranze e mille aspirazioni, nonostante ce l'abbia messa tutta sono finito col numero 53, e invece di essere chissà dove a fare altri lavori, rieccomi qua...
Devo dire che ne avevo nostalgia: gli ultimi due giorni a casa, quasi sano, da solo col gatto mi avevano già fatto impazzire: non riesco a star fermo senza far niente.
In fin dei conti volevo tornare qua, in questo buco, perchè alla fine senza non ci sto bene.
Il fatto è che mi ero rilassato in questi giorni, mi ero dimenticato di come si fa ad essere stufi, incazzati e tutte le altre belle cose.
Mi ero dimenticato della stupidità del mio capo, e non è bello, non è una cosa da fare...
Mi riattivo, riparto, ricomincio a pensare, mentre rispondo al telefono, sorrido ai clienti stronzi ed eseguo in modo trasandatissimo ogni dannato incarico che mi danno.
Ricomincio a pensare, dicevo: ricongelo i post, e mi preparo a riflettere su tutto quanto mi circonda.
In fin dei conti se non avessi l'ufficio non avrei il blog, non scriverei qui, un dramma forse...
Rieccomi dunque, si riparte...
E nella mia mente brilla ancora, e sempre, Edward Norton in "Fight Club".
Siedo tranquillo alla mia scrivania, in attesa di un segnale per la rivolta...
cifero