giovedì, 30 novembre 2006, ore 20:30

Dopo circa un anno e mezzo sono tornato a Parma!
Questa cosa, come potete intuire, per me è stata fantastica.
Sono in missione per conto di Dio in questi giorni, per cui una tappa fondamentale era tornare a Parma, e stamani ho compiuto questo obiettivo fondamentale nel contesto della missione finale.
Ho preso il treno dalla stazione nuova, tutto solo, e sono arrivato su, ritrovando tutto il mio vecchio mondo e tutte le differenze.
Quando vai sempre in un posto non cogli le differenze, quando ci torni dopo un mese cogli i piccoli cambiamenti, dopo un anno ti trovi a riscoprire tutto.
Già la stazione: ho preso il treno nella stazione nuova, per la prima volta in direzione Parma, e già la cosa era diversa.
A Parma tante cose sono cambiate: il bar dove facevo colazione prima degli esami ha chiuso, in facoltà tutto è un cantiere, la donnina in segreteria è cambiata, una copisteria ha cambiato nome, in negozio di cd ha cambiato la dispozione dei cd, i miei amici han cambiato casa e tante altre cose...
Ma tante altre cose mi han sorpreso, soprattutto tante coincidenze: incotrare il mio prof della tesi fuori dalla facoltà, ripassare dalla pizzeria dove ho mangiato la prima volta da universitario, ritrovare i soliti tipi strani fuori da lettere, vedere la gente che va a consegnare le tesi in copisteria, o i vecchietti al parco che parlano in dialetto, o sentire l'odore del kebab vicino alla mia copisteria di fiducia.
Il fatto è che stamani mi sono sentito come Neo nel primo mitico (e unico) Matrix.
Avete presente quando lui torna in Matrix dopo aver capito che è tutto finto? Solita impressione: ripassavo in posti dove ero stato, dove avevo vissuto da studente e mi parevano così immensamente lontani, distanti, finti, puramente scenografici.
Li sento lontani, da me, da quello che ho fatto dopo essermi laureato, dopo aver fatto il grande salto fuori dall'università.
Parma mi mancava, fino a stamani, ma stasera mi accorgo che non mi appartiene più: sono come Neo, nella mia realtà alternativa, anni luce da quel bar dove prendevo il cappuccino e dove stamani ho preso il caffè senza zucchero.
E come Neo mi accorgo che ormai appartengo ad un mondo diverso, più scarno, meno bello, ma è quello che devo vivere, e senza nostalgie, senza pensieri ci torno.
Parma è la mia Matrix: ci posso tornare, ma non sarò mai più uno studente.
Diamoci uno sguardo indietro poi corriamo avanti, carica l'iperspazio, a tutta velocità Chube!
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martedì, 28 novembre 2006, ore 10:04

Oggi cito nientemeno che i Rolling Stones.
Avete presente quel capolavoro che è "You can't always get what you want"? Tanto per citarne un utlizzo, era la canzone che chiudeva la prima serie di Doctor House.
La cosa che mi interessa oggi qua è il testo e l'insegnamento magistrale che secondo me dà.
In fin dei conti è vero: non puoi sempre avere quello che vuoi, spesso bisogna rinunciare, o cambiare il nostro obiettivo.
Ma al di là del senso arrendevole e leggermente pessimista, la strofa successiva racchiude in sè il cuore dell'insegnamento dettato da Jagger e compagni.
"... but if you try sometimes you may get what you need."
Quindi: non puoi sempre aver quello che vuoi, ma a volte, se ci provi, potresti trovare quello di cui hai bisogno.
Il fatto è semplice: noi vogliamo qualcosa, pensando che sia quello che ci serve, quello di cui pensiamo di aver bisogno, ma non riusciamo a trovarlo, e quindi dobbiamo rivedere i nostri piani, però spesso quello che si serve non è quello di cui abbiamo bisogno.
A volte provando, e magari senza volerlo riusciamo a trovare, inaspettatamente, quello che realmente ci serviva, anche se magari non era quello che volevamo.
Questo dimostra l'enorme differenza che c'è tra ciò che pensiamo sia adatto a noi, e quello che invece lo è veramente.
Lo so che potreste obiettare dicendo "Ma quello che voglio è quello di cui ho bisogno!": potrebbe essere vero, ma chi lo dice? Voi? E pensate di aver davvero ragione?
Non lo so... Pensateci, ragionateci e nel frattempo ascoltatevi i vecchi Stones, che quarant'anni fa facevano già musica più nuova di quella di tanti fighetti patinati dei nostri giorni...
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domenica, 26 novembre 2006, ore 20:03

Ultimamente il calcio mi regala quintali di emozioni.
E non parlo del calcio blasonato da TV, quello è un po' una farsa, un po' come tutto quello che vedi in TV, e per godertelo devi filtrarlo 3000 volte per arrivare a ritrovare anche lì quella magia che solo il calcio ha.
Cito, fresco fresco, il gran gol di Totti alla Samp di oggi, una perla di questo magico sport.
Il calcio che mi piace è il mio: quello rustico e scalcinato degli amatori, dove alla fine sopravvive la vera natura di questo gioco.
La cosa bella è vedere gente che gioca per il gusto di giocare, e non solo quello: la cosa bella è iniziare a seguire nove squadre scalcinate, costruite con un budget di autotassasione e sponsor tirchi da circa 2000 euro a stagione, e vedere la cura dei dettagli, vedere come nel piccolo ci sia qualcosa di enorme.
Mi chiedono in tanti cosa ci provo ogni sabato pomeriggio ad andare in campi dimenticati da Dio, a intrattenere rapporti con gli arbitri, a urlare, a incazzarmi, a esultare, a prendere pioggia, vento, freddo e tutte ste cose insieme, che cosa me lo fa fare?
La passione, credo sia la risposta, la voglia di ritrovare, in queste piccole cose, tante emozioni che ogni tanto mi dimentico.
Vivo talmente veloce che spesso mi dimentico di fermarmi ed emozionarmi, ma questo calcio "de no altri" mi rincuora.
Mi sono incazzato tutto l'anno scorso ma quest'anno la fatica è ripagata.
Ieri il mitico Atletico Giuba Moda ha vinto la sfida contro la capolista a parimerito Gragnola, svettando in testa alla classifica di terza serie, e anche se ero impantanato, se ero baganto e se ero stato a far il guardalinee tutto il tempo ieri sera mi sentivo soddisfatto come non mai.
Questo manca al calcio che conta: la capacità di emozionare con poco...
E credo che questa cosa sia sempre più difficile da recuperare...
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giovedì, 23 novembre 2006, ore 10:20

Oggi provo a parlare di un argomento strano, continuando sulla mia linea di "Sono illuminato e posso postare anche sul senso della vita".
Probabilmente è l'overdose di cioccolata a farmi straparlare, ma finchè dico cose più o meno sensate (?) continuo e via.
In questi giorni mi sono reso conto di come il tempo scorra in modo strano e di quanto sia soggettivo. OK, 24 ore sono 24 per tutti ma non è questo il punto: il punto è "quanto vale un'ora per ognuno di noi?".
E così, quanto vale un minuto, un mese, un anno?
Una volta, quando ero piccolo, il mio maestro di musica mi ha detto una delle grandi verità della vita. (Per la cronaca, un'altra me l'ha detta un carabiniere che era ai seggi con me e questa è bellina e ve la dico: "Le donne ce la vogliono dare, ma siamo noi che non siamo buoni a chiedergliela").
Il mio maestro mi ha detto "Fino ai 18 anni il tempo non passa mai, dopo prende il volo e non si ferma più".
Per anni ho sempre pensato che fosse un idiota, o comunque che dicesse tanto per dire qualche frase fatta.
Invece mi sono accorto che è vera questa cosa. E pensateci pure voi, cari miei lettori over 20...
Finchè sei a scuola una settimana dura una vita: dal lunedì al sabato non passa più e il weekend ti sembra durare due minuti.
Poi dopo i 18 anni, la macchina, l'università, tutto va più veloce: sei proiettato in avanti, pensi sempre a quello che devi fare, non a quello che stai facendo e vivi praticamente in anticipo, e il tempo sembra volare.
Poi inizi a lavorae, e nella routine identica delle giornate in ufficio il tempo è un treno, perchè arrivi al venerdì senza ricordarti cosa hai fatto lunedì. Lo scorrere del tempo lo vedi intorno a te: sia quando accendi la tv e capisci che giorno è da quello che danno, sia quando non trovi parcheggio e realizzi che c'è il mercato e così di seguito. Anche qua vivi nel futuro: pensi a quello che devi fare, pensi alle ferie, a come scappare dal lavoro e anche qui non ti godi il presente.
Ma c'è un trucco che ho imparato, e forse posso insegnarvi.
Nei periodi tra gli esami e le lezioni all'università riuscivo sempre a calcolarmi una settimana di libertà.
Quella settimana durava dei mesi: perchè era la consapevolezza di non aver pensieri, di essere libero anche se momentaneamente, a ridarmi tutte le capacità per gustarmi il tempo e non farlo passare.
E questa cosa in fin dei conti la applico ancora nei weekend o quando riesco a forcare qualche giorno.
Il tempo ormai quelli come noi lo fermeranno solo quando saranno anziani e pensionati (se mai ci pensioneranno...), ciò però non toglie che possiamo ogni tanto guadagnarci il nostro spazio.
Perchè per rallentare il tempo basta solo godere di ogni attimo libero con tutte le nostre capacità.
E' come Peter Pan: se non volete crescere, se non volete che il tempo passi cercate una sola cosa: la libertà!
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lunedì, 20 novembre 2006, ore 10:58

Puntualmente ogni anno inizia in questo periodo uno dei miei peggiori incubi, e tutto inizia sempre con la prima domanda della stagione, che è un po' come il primo temporale di fine estate e la prima neve sui monti.
La domanda è: "Cosa fai per Capodanno?".
Io non so mai niente, devo avere una avversione naturale contro il Capodanno, perchè mi mette angoscia, non riesco mai ad organizzarmi e finisce sempre che alle 8 di sera del 31 so cosa fare e mi arrangio con gli avanzi.
Si tratta sempre di una scommessa, e le probabilità son sempre scarse, riguardo la buona riuscita della serata.
E se riesco ad organizzare qualcosa diluvia, nevica, c'è il terremoto, l'eruzione di un vulcano, un tornado, le cavallette!
Per non parlare che di solito nelle feste un po' animate e piene di gente di qualche anno fa a Capodanno dove mi han sempre fregato la donna di turno, e che oltretutto il giorno dopo sono dovuto andare a pulire il posto, armato di scopa, spazzolone, straccio, detersivi, segatura e la borsa di CSI per eliminare ogni traccia organica...
Il guaio è che io evito di parlarne, ora, lo so, sfuggirò a tutti e a tutte le proposte dirò "boh, forse..." cercando di valutare non la migliore ma la meno peggio...
Ho il terrore del Capodanno, me lo sogno la notte, peggio dell'esame di maturità...
So che non posso sfuggire, neanche quest'anno, devo limitare i danni e resitere, in fin dei conti si tratta di una sera che passa alla svelta.
Io farei così: eliminerei tutta la parte tra la mezzanotte e cinque e le sei, e passerei direttamente alla prima colazione dell'anno nuovo, con i buoni propositi, le speranze e tutto il pacchetto accessori del nuovo corso, poi all'aperitivo del pomeriggio del primo gennaio, per ricalcolare a ribasso i buoni propositi e ripartire,  con 364 giorni di calma prima del prossimo Capodanno...
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mercoledì, 15 novembre 2006, ore 10:53

Avevo intenzione di postare ogni tanto un film, come ho fatto tempo fa, con commento e roba varia intorno.
Il guaio è che 'sto blog, da agosto, si è un po' riempito, e io ho sempre altre idee malsane e non mi ricordo mai di proseguire (magari settimanalmente) la rubrica...
Oddio, magari in seguito lo farò, ma nel frattempo volevo metter una lista dei filmoni assoluti secondo me, poi per il commento ne riparliamo in seguito.


  1. Fight Club
  2. Magnolia
  3. Eternal sunshine of the spotless mind
  4. Il buono, il brutto, il cattivo
  5. Santa Maradona
  6. I soliti sospetti
  7. Gli intoccabili
  8. Quei bravi ragazzi
  9. Scarface
  10. Collateral
  11. Il Signore degli Anelli (tutti e tre)
  12. Star Wars (tutti e sei)
  13. Seven
  14. Arancia Meccanica
  15. Full metal jacket
  16. Kill Bill
  17. Le Iene
  18. Pulp Fiction
  19. I cento passi
  20. American Beauty
Questo per ridurre il numero... Me ne stan venendo in mente 3000... Se pensate che ne vadano aggiunti altri, postate, postate, postate...
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martedì, 14 novembre 2006, ore 10:48

Il nostro mondo si regge sull'equilibirio delle dicotomie.
Provate a pensarci: ogni cosa ha il suo contrario, ogni creatura ha la sua nemesi, ogni eroe il suo cattivo.
Per citarne un paio: bianco e nero, topo e gatto, donna e uomo, vigile e automobilista.
Potrei continuare all'infinito.
Il fatto è che ognuno di questi serve per rendere possibile l'esistenza dell'altro, per darle un senso... Cosa sarebbe la pioggia se non ci fosse il sole? E come sarebbe il buio se non ci fosse la luce?
Tra le tante categorie oggi tratto di quanto vi avevo anticipato: i decisi e gli indecisi.
Io appartengo alla seconda categoria, inutile dirlo: basti il fatto che ho scelto che facoltà fare a due giorni dalla scadenza delle iscrizioni, basti il fatto che da piccolo, lasciato libero in un negozio di giocattoli con il permesso di comprare quello che volevo, uscivo puntualmente fuori dopo un'ora senza niente e continuavo a non sapere cosa volevo.
Credo che questa metafora renda l'idea... Mi è capitato anche a Lucca di non sapere cosa volevo in mezzo a milioni di fumetti...
Ma il fatto è più profondo.
I decisi a questo mondo sono spietati: ne ho conosciuti molti, sanno sempre cosa fare, sanno sempre cosa vogliono, e spesso fanno tante cazzate, ma sono decisi nel farle.
Mi viene in mente una tipa, fra tutte, che ho conosciuto all'Università: bionda, carina ma non eccelsa, intelligente ma non geniale, ma dal primo giorno sapeva per filo e per segno cosa avrebbe fatto, decisa che muro o non muro il suo futuro sarebbe stato quello, e andava avanti come un treno, con le tappe predefinite, come se la sua vita fosse stata un telefilm e lei avesse letto tutti gli spoiler su internet e sapesse già tutto quello che doveva accadere.
L'ho rivista un po' di tempo fa: è arrivata dove voleva, si è fatta magari più bella, ma è decisamente odiosa.
Poi ci sono gli indecisi: gli indecisi sono sfigati, gli indecisi pensano di sbagliare anche quando vincono il Nobel, poi si esaltano, credono di esser diventati decisi, ma invece non lo sanno, quindi vuol dire che sono indecisi e continuano così.
Il fatto è che gli indecisi vorrebbero essere decisi, lo sognano, ma non lo possono fare, perchè ciò li snaturerebbe... In fin dei conti a loro piace essere come sono, perchè sono innamorati della loro immaturità, del fatto di essere così poeticamente inconcludenti, di poter continuamente parlar male dei decisi.
I decisi, dal canto loro, quando cadono si rialzano malissimo: non sono abituati a prendersi le porte in faccia, non sono come gli indecisi, reagiscono male ai colpi e provano a rialzarsi e magari cadono ancora.
E il guaio è che non diventano mai indecisi, in quel momento forse lo vorrebbero, ma non possono, loro sono decisi e allora si rialzano e ci riprovano e si ostinano, e non cedono, magari quando dovrebbero.
Alla fine credo che non ci sia poi così tanta differenza tra tutti e due, se non che entrambi esistono perchè esistono gli altri.
E nel guardarsi negli altri ritrovano loro stessi, per un attimo si riconoscono, ed è lì che magari si danno la spinta a vicenda e vanno avanti.
In fin dei conti penso che entrambe queste componenti vivano in noi, coesistano e noi interpretiamo quella che ci piace di più.
Io sono un indeciso, e me ne vanto!
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domenica, 12 novembre 2006, ore 14:00

Rimettendo a posto nella mia camera (volevo chiamare quelli di C.S.I. per ritrovare dove avevo messo il cavetto della macchina digitale...) ho riletto un passo di Fight Club di Chuck Palahniuk, libro alla degna altezza, ma film stratosferico.
Voglio citare qua questo passo, senza commenti: fatelo da soli (tanto siete grandi) e vediamo cosa ci vedete.

" "Quello che devi considerare" dice "è la possibilità che a Dio tu non sia simpatico. Potrebbe essere che Dio ti odi. Non è la cosa peggiore che può capitare."
Il modo in cui la vedeva Tyler era che attirare l'attenzione di Dio per essere stati cattivi era meglio di non ottenere attenzione per niente. Forse perchè l'odio di Dio è meglio della sua indifferenza.
Se tu potessi essere o il peggior nemico di Dio o niente di niente, che cosa sceglieresti? [...] Se non otteniamo l'attenzione di Dio non abbiamo speranza di dannazione o redenzione.  Che cos'è peggio, l'inferno o niente?
Solo se veniamo presi e puniti possiamo essere salvati.
[...]Più in basso cadi, più in alto volerai. Più lontano corri più Dio ti vuole indietro"

Secondo me è geniale, o forse sono schizzato io... Fatemi sapere cosa ne pensate.

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categoria : citazioni

venerdì, 10 novembre 2006, ore 10:40

A tutti sarà capitato, almeno una volta nella vita di scrivere 'sto tema...
La maestra detta 'sta frase, la scrivi sul quaderno con la penna rossa (una penna rossa, sono anni che non ne uso una!) e poi inizi a scrivere.
Cazzate, perlopiù...
Io non ho mica mai saputo cosa volevo far da grande, a dire il vero manco ora lo so...
Ogni volta davo una risposta diversa, magari coerente col mio pensiero di bambino di allora, ma mai nei canoni soliti della media di questo tipo di temi.
Cioè: non ho mai detto di voler fare il calciatore, il pompiere, l'astronauta o robe simili...
Magari volevo fare il giornalista, o lo scrittore, quello sì, spesso...
Il fatto è che quelli come me, e siamo tanti, in quel tema non han mai preso la sufficienza, e anche ora non sono riusciti a rimediarla, nel senso che anche se vanno interrogati sul medesimo argomento prenderanno per tutta la vita 5.
Quante volte zie, nonne, parenti varie, meglio se over 65 e di sesso femminile, vi hanno posto questa domanda? E quante volte avete risposto senza prima fare un verso tipo "eeeeeeeeeeee"?
E non conta se ormai siete laureati, se state lavorando per la Banca d'Italia, se fate l'astronauta o il tosatore di pecore, la domanda è: ora che siete grandi, lo sapete cosa voltete fare?
Io credo di no: il fatto è che noi siamo quello che ci capita, facciamo quello che ci capita, e non sappiamo dove vogliamo andare a parare, lo crediamo, ma sono solo canoni che la società ci ha messo in testa.
Quanti di voi al suddetto tema avete risposto "voglio fare il commercialista, l'avvocato, l'infermiera, il tosatore di pecore"?
Credo mai...
Se l'avete fatto appartenete alla specie che odio di più (o forse invido): i decisi a tutti i costi... Ma di quelli ne riparliamo...
Io penso che alla fine sia giusto continuare a pensare come un bambino, ad avere quel sogno di quello che vogliamo fare da grandi, anche se grandicelli iniziamo ad esserli (parlo di quelli come me che navigano tra i 20 e i 30), perchè è bello aver un sogno e una risposta a quella domanda, anche se la realtà magari è tutt'altro, anche se quello che facciamo o vorremmo fare per vivere è il mestiere più stupido del mondo...
Io ora come ora non so cosa voglio far da grande, e credetemi che dover resistere all'assalto di amici, parenti, conoscenti vari che mi chiedono cosa voglio fare, o perchè non mi trovo un lavoro, è più seccante della pratica in sè...
Ma ora come ora ho capito che devo ancora scriverlo il tema anche se un'idea ce l'ho.
Da grande voglio fare il tosatore di pecore o l'attore porno...
Dite che la maestra me la dà la sufficienza stavolta?
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martedì, 07 novembre 2006, ore 12:10

Il guaio grosso è che sostanzialmente soffro di nanismo mentale.
La cosa è assai diversa dal nanismo normale: lì rimane piccolo il corpo, cresce la testa qua è il contrario.
Perchè in fin dei conti mi accorgo che ho ancora la testa di un bambino di quattro, massimo cinque anni... E al di là di laurea, diploma, cultura varia che posso anche avere, al di là di quello secondo me non cresco più...
Il fatto è che in questi ultimi tempi mi accorgo che io reagisco in modo diverso da tutta la gente intorno: vedo tutte queste persone straimpegnate a cercare di fare, di fare, di provare, di cercare la direzione, e io invece mi diletto tanto nel mio niente e mi scordo le cose, e rimando tutto al giorno dopo e a quello dopo ancora  e tutto passa in secondo piano.
La cosa mi rende felicissimo: praticamente le cose che mi turbano in questo mondo sono solo i soldi e le donne, il resto mi scivola via, le preoccupazioni volano, non penso ad altri che a me stesso, alla mia famiglia e ai miei gatti (e anche alla mia macchina, ma credo che faccia parte sempre della mia sfera personale delle cose che sono "mie"), insomma sono un bambinone di 24 anni che non ha voglia di crescere.
Leggo un po' di blog vari in giro, ogni tanto, e vedo tutta sta gente che fa discorsi straimpegnati, gente che ha un po' il culto di sè tanto da inserire tremila suoi video nel blog, gente che si incazza contro il sistema, gente che si racconta semplicemente, e poi vedo la mia accozzaglia di robe, vedo cosa scrivo e mi rendo conto che sono un nano mentale, che sono sconclusionato, che sono anni luce da tutta quella gente, che anche in questo campo procedo a zig zag, senza tracciare rotte predefinite.
La gente non mi digerisce bene ogni tanto...
Mi hanno chiamato immaturo, casinista, idiota, doppio, falso, bugiardo, approfittatore, bambino, stupido, coglione, bastardo, stronzo, egoista, egocentrico, lamentoso, schizzato, pigro, incoerente e tante altre che non mi ricordo...
Beh, avevano ragione...
Il fatto però è che io con me stesso sto da Dio, davvero...
E forse, alla fine, il mio ruolo, la parte che mi hanno dato da recitare, mi piace a tal punto che non la voglio cambiare con nessuna, neanche con quelle migliori.
Chi mi conosce bene ormai lo sa... Bisogna prendermi come sono
In fin dei conto credo che non crescerò mai: è il mio più grande difetto, ma anche la migliore delle mie qualità...
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