mercoledì, 27 settembre 2006, ore 19:50

Chi mi conosce lo sa: da un paio d’anni ormai il caffè ha scavalcato la birra nella lista delle cose che preferisco, piazzandosi al secondo posto.

Il primo è sempre occupato sempre e soltanto da “triangolino che ci esalta” per dirla alla Elio e le Storie Tese, come è giusto che sia, piazzata in pole position, inarrivabile, irraggiungibile da tutte le altre preferenze.

La birra è scesa, sia per la patente a punti, sia per le sbornie che in rare ma acute occasioni mi hanno trasformato in Barney Gumble (il beone dei Simpsons), e soprattutto per la mia vaga intenzione di trattare meglio il mio corpo (perché mi sta spuntando una pancia nuova su quella vecchia e non è che vorrei dimagrire, ma almeno rimanere come sono ora…), per il vecchio adagio di “tratta il tuo corpo come un tempio.

Sono caffeinomane e caffeizzato, tra casa e bar, almeno 3 al giorno, più gli extra. Un piacere il caffè, sia quello al tavolino del bar al mattino, che quello a casa, la sera, col gatto in braccia dopo la cena.

Ma stamani notizia pessima: il mio bar di fiducia da ottobre aumenta il prezzo del caffè: 10 centesimi in più, da 80 a 90… Quisquilie, direte voi… Sì però io sono un poveraccio, che acquista benzina e caffè (e fumetti) con domanda rigidissima, e questo 10 cent in più sono un colpaccio al portafoglio… Calcolate 10 cent  in più al giorno, 2 caffè al giorno sono 20 cent al giorno, 1 euro in più ogni 5 giorni, il che vuol dire 6 euro in più al mese nella voce di bilancio “Caffè”…

Per un poveraccio come me è una mazzata…

Niente donne, niente soldi, la Juve in B… se ci si mette pure il caffè è proprio una congiura!

Per fortuna che non fumo…

cifero

lunedì, 25 settembre 2006, ore 19:38

Cito casualmente, causa pioggia e vago senso di smarrimento, anche in seguito a sempre più continui discorsi su lavoro, futuro, destino della razza umana eccetera, dico, cito questa canzonetta di Daniele Silvestri, che alla fine rende l'idea della mia situazione attuale...


Cazzo sono un idiota
ma come ho fatto a non accorgermi prima
dovevo proprio avere gli occhi bendati
per non vedere tutti i giorni passati, sprecati, buttati
consacrati al niente
a quel continuo trastullarsi della mente
escogitando ogni nuovo espediente
per ripromettermi sempre la mattina seguente
la stessa carota
Cazzo sono un idiota
ma come ho fatto a non accorgermi in tempo
che il mondo intorno si stava trasformando
mentre invecchiavo non mi stava aspettando
del resto lui non ha mai atteso nessuno
non sono il primo che si sveglia in ritardo, tossendo
nel fumo di un locale notturno
tavoli da biliardo e il cantante di turno
che giudico già da una nota

Sono un idiota
ma come ho fatto a non sentire i messaggi
quelli che i saggi hanno voluto lasciare
e che non erano bottiglie nel mare
ma storie, canzoni, dipinti, parole
anche se non le ho mai trovate da sole
ma come ho fatto a non distinguerle al volo
non mi consolo pensando al domani
se adesso sul piano le mani le muovo
ma la testa è vuota.

Tardi, tardi, tardi, è troppo tardi
e non mi bastano i ricordi
quando si diventa sordi
l'emozione non si sente più

Tardi, tardi, tardi è troppo tardi
ci sono stati troppi sprechi
quando si diventa ciechi
la passione non si trova più.

Cazzo sono un idiota
ho dato il tempo al cuore di consumarsi
ma come mai la mia coscienza dormiva?
è la catarsi, quella televisiva
che ti libera e priva delle tue preoccupazioni
e delle tue riflessioni se non ti sai dominare
e non ci sono istruzioni da usare
sono solo evasioni
non si prevedono istruzioni per l'uso.
Cazzo sono deluso
e mi vergogno di ogni fiamma che ho spento
del primo fuoco che mi bruciava nel cuore
e non è vero che non era il momento,
che c'è sempre del tempo
e che la fiamma non muore, no
non è vero se ora quello che sento
è poco più di un tepore
e non mi basta pensare al domani
se ho le mani piene di penne, carta, colori
ma la testa è vuota.

Tardi, tardi, tardi, è troppo tardi
e non mi bastano i ricordi
quando si diventa sordi
l'emozione non si sente più
Tardi, tardi, tardi è troppo tardi
ci sono stati troppi sprechi
quando si diventa ciechi
la passione non si trova più.

Cazzo sono un idiota
ma come ho fatto a non capire che i danni
li avrei pagati tutti pesantemente
chi mi ha insegnato a dire sempre "la gente"
a pensarmi differente
a chiamarmi fuori
come se non facessi anch'io quegli errori, gli stessi
peggiori perfino se guardo al mio ruolo
che sono solo un passeggero del volo
e mi credevo pilota
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domenica, 24 settembre 2006, ore 12:29

Un intero giorno passato su un monte sperduto a vendemmiare, pausa pranzo veloce, tutto a piedi, tutto sporco, stanco, spossato, mal di testa e di schiena che mi fanno saltare il sabato sera, merda di vacca, puzzo di cane bagnato, mani nere e appiccicose di uva e di residui di verderame.
Sono caduto un paio di volte, mi sono anche degnamente sgusciato un braccio, per non contare che a fine sera mi sono venuti pure i crampi mentre tentavo di togliermi gli stivali di gomma che mi si erano appiccicati ai polpacci...
Però il panorama visto da lassù è stato mirabolante: un punto di vista diverso.
E' una cosa prettamente "ciferofilosofica": dalle lezioni di vita villanoviana deriva la mia filosofia vagamente zen...
Vuol dire che basta ritornare a fare quello che facevano i nostri avi per accorgersi di quale fantastico mondo viviamo e di come tutto risulta magnifico cambiando solo il punto di vista...
Non ci credete? Venite il prossimo sabato a fare il secondo round, il sabato sera sarete morti, ma il risveglio alla domenica mattina è una rinascita...
Tutte le volte che mi hanno detto "Ma vai a zappare..." e non gli ho dato retta...
Avevano ragione: voglio andare a zappare!
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mercoledì, 20 settembre 2006, ore 19:40

Iniziamo questa nuova rubrica dei post con le parabole villanoviane, atte a insegnare qualche (più o meno) buona morale.

Narra un antico adagio che un omino stava andando ad un santuario a cavallo di un asino, con un cesto di fichi freschi attaccato all’equino.

Il tipo era abbastanza sazio, e nel salire verso il santuario tirava fuori i fichi, li guardava e ad ognuno diceva “Questo non è buono!”  e lo tirava nel culo all’asino.

Tornando indietro dal santuario all’omino venne una fame boia, e ripercorrendo la stessa strada dell’andata ritrovava i fichi che aveva tirato in culo all’asino e li raccoglieva dicendo “Questo non c’è andato nel culo all’asino”.

La morale di questa parabola è semplice: è una questione di utilità, ci sono cose che a volte non ci servono a niente ma che nel momento del bisogno diventano utilissime, anche se prima le avevamo tirate in culo all’asino.

Perciò tutta le volte che ricercherete cose che avevate messo da parte, persone che non cagavate da un po’ e roba simile, nel momento della necessità ricordatevi di questa simpatica storiella.

Notare che la storia non voglia certo dire se il fatto di raccattare i fichi che erano andati in culo all’asino sia bene o male: sta alla vostra morale decidere questo…

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venerdì, 15 settembre 2006, ore 09:21

Fino ai 18 anni le mie spese consistevano in un dylan dog al mese, qualche cd (masterizzatore era una cosa tipo la Morte Nera di Star Wars, pura fantascienza), 3000 lire ogni 70 chilometri nel Fifty ( se mettessi ora 1 euro e mezzo nello Scarabeo non si sposterebbe manco la lancetta) e basta: fregavo la merenda nelle ressa davanti alla focacciara (la donnina che vendeva le focaccie...), e non avevo altre spese,  anche se in tasca era raro avere 50000 lire...
Una volta presa la patente ho iniziato a spendere un po' di soldi in benzina, ma molti di più per tutti i sabati sera consacrati alla discoteca (Duplè! Duplè!), un'altra buona parta in videogiochi masterizzati da pochi eletti mercanti di pirateria e poche altre cose.
All'università avevo la tesserina magica per mangiare, far colazione e concedermi il lusso di offrire la colazione a qualcuno GRATIS, e quindi il mio massimo risparmio, che investivo in cd, ora vuoti e da riempire, in birra e nei magici sabati sera che iniziavano alle 9 e finivano alle 6.
Ora come ora vige l'austerity. Quello che faccio non mi garantisce un centesimo, i pochi soldi da gestire ora vanno tutti in caffè e benzina.
Assuefazione mia e della mia Polo, domanda rigidissima e perciò acquisto forzato.
Tutto il resto ha carattere straordinario: un paio di jeans sono un investimento, un libro una spesa volta al futuro, un componente per il pc un'immobilizzazione materiale di durata pluriennale...
Sono un consumatore minimo, se non fosse per i fumetti...
Spendo 20, magari 30 euro al mese in fumetti, quota pazzesca per qualche anno fa, quando compravo solo il mio DYD mensile...
Faccio quello che avrei voluto fare quando avevo 10 anni, forse perchè ce li ho ancora...
Ma che ci volete fare: è il mio vizio, e fra tutti quelli che potevo scegliere è anche il più economico!

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mercoledì, 13 settembre 2006, ore 09:12

Allora...
Un bel giorno decido di aprire un blog.
Inizio a scrivere a fuoco, almeno per un paio di mesi, poi buio totale: non riesco più a scrivere niente e chiudo il blog.
Poi, dopo un bel po' di tempo, durante una mattina pallosa in ufficio, decido di riattivare il blog, perchè di idee ne ho molte in testa, di cazzate anche di più e mi rimetto a scrivere.
E cosa succede ora? Mi ritrovo senza ispirazione...
Cioè, ho l'idea, so cosa voglio scrivere, ma poi mi ritrovo a fissare il cursore lampeggiante della tastiera come un ebete, e non spiccico parola.
Questione d'ispirazione? Forse.
O forse solo che non so cosa scrivere...
O forse che non avendo molti lettori il mio spirito showinista non riesce a manifestarsi a dovere, anzi si ritrae schifato di questo scialbo pubblico.
O forse, non è che anni e anni di esposizione alla tv abbiano finalmente minato il mio cervello? Possibile che l'effetto sia arrivato in ritardo e che ora mi stia zombizzando (si dice?), nonostante fossi sempre quello che riusciva a non farsi contagiare dalla tv?
Possibile...
Il fatto però che ora mi sia rimesso a scrivere sul fatto di non riuscire a scrivere risolve il problema: più e meno si compensano, si torna a zero e tutto non cambia.
Quindi, da qui desumo che il problema non si pone (perchè il pene mi dà il pane, come dice Elio), conseguenza: la mia crisi ispiratoria sembra passata, per ora, continuo a congelare i post e magari ogni tanto ne sforno uno nuovo...
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mercoledì, 06 settembre 2006, ore 10:58

Ho una passione innata per questa canzone della PFM, soprattutto per il titolo, che riciclo appena mi serve... e lo riciclo pure qua...
Settembre mi fa sempre pensare, tanto, troppo...
Se ci pensate settembre è sempre tempo di ricominciare:  scuola, lavoro, unversità, c'è chi comincia le diete a settembre (non chiedetemi chi, ma l'ho sentita sta cosa...)
Insomma, si rifanno i buoni propositi, si fanno i conti dell'estate e si viaggia verso l'inverno...
In questi giorni ripensavo a tutti i settembre (o settembri?) passati, a come sempre tutti gli anni a settembre c'era sempre qualcosa di nuovo, c'era sempre voglia di ripartire, di cercare di cambiare qualcosa...
Questa voglia innata di ripartire da settembre, di cercare il sole nella nebbia ("cerco il sole ma non c'è..." fa la canzone), c'è ancora, c'è sempre più che mai...
Mi ricordo i settembre della scuola, con i pomeriggi ancora caldi, a giocare a pallone al campetto a Bigliolo, e il settembre a scuola, con la voglia di ritrovare la gente che non si vedeva, con la voglia di vedere i culi delle ragazzine di prima...
Poi settembre a Parma, con i primi esami, le lezioni e il parco tranquillo all'ora di pranzo, a vedere i culi di quelle di lettere (sempre i culi guardo io...).
Ora è ancora così, questo settembre nebbioso eppure bellissimo, queste impressioni di settembre, confuse eppure così vive...
Io ci navigo da Dio in questo sole, in queste mattine nebbiose, dove mi ricordo la strada che ho fatto e dove guardo la strada da fare, senza rendermi conto dove sono ora...
"Ma intanto il sole dalla nebbia filtra già, giorno come sempre sarààààààààà".
E si riparte.
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