lunedì, 28 agosto 2006, ore 19:19

Mi sento in vena di rubriche… Iniziamo questo escursus cinematografico, da cinefilo cinofilo che sono…

Primo film, giusto perché l’ho rivisto da poco dopo essermi preso il DVD è Santa Maradona.

La prima volta questo film l’ho visto a marzo del 2004, in piena follia universitaria del terzo anno, e a parte il collegamento mentale fatto con la storia, è uno di quei film che mi hanno cambiato (un poco) la vita.

La storia è semplice quanto geniale: due ragazzi neolaureati, presi tra l’università e il mondo del lavoro, tentando di uscire da quel pantano di giorni tutti uguali. Basta aggiungere poi l’incontro di uno dei due (Andrea interpretato da Stefano Accorsi ancora credibile come studente) con Dolores e il gioco del film è fatto.

Ora perché dovete vederlo? Non so, so perché a me è piaciuto.

Quando l’ho visto la prima volta la musica dei Motel Connection (gruppo torinese col cantante dei Subsonica)  in sottofondo mi ronzava in testa durante tutto il mio dorato periodo universitario e durante le serate leggendarie tra alcool, donnine e la mia amatissima Panda (ormai persa chissà dove..).

Rivederlo è stato un bel tornare indietro, alle atmosfere di quei tempi.

Poi, se state vivendo il fantomatico periodo tra università e dorato mondo del lavoro è un motivo in più per vederlo, per ironizzare su tutti i luoghi comuni su colloqui di lavoro, curriculum e cazzi vari.

Fatemi sapere.

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categoria : film e telefilm

giovedì, 24 agosto 2006, ore 12:39

Sono rimasto mediaticamente isolato per circa cinque giorni... Ecco che quindi i miei post surgelati hanno funzionato!

Questo dovevo postarlo lunedì sera... Eccovelo ora..

L’altro giorno in tv ho beccato un programma che parlava di modelle.

Non nascondo che stavo cercando qualcosa di pornacchioso, data anche l’ora tarda e la mancanza di donnine di quest’estate monca, per cui nel vedere che comunque il tasso di passeraggine in video era più che accettabile mi sono soffermato a guardare sta cosa.

C’erano queste tipe che “aspiravano” a fare le modelle: tutte magre come un manico di scopa, ok, rispettando i canoni del mestiere, ma comunque tutte molto al di sopra della media comune di quello che si incontra per strada (almeno dalle mie parti).

E queste tipe parlavano di loro stesse dicendo cose del tipo “Il mio viso è davvero bello, ma non mi piacciono i miei piedi” oppure “Ho davvero un bel culetto, piccolo ma proporzionato, mi rifarei volentieri il seno” ma la migliore è stata quella che ha detto “Da sempre ho avuto la convinzione di essere speciale, portata per fare la modella, rispetto alle altre”.

Cioè, calmiamoci: sarà la tv che sta scendendo lentamente verso il fondo, iniziando talvolta a scavare, ma ‘ste cose non stanno né in cielo né in terra.

La bellezza non è una cosa oggettiva, è molto soggettiva…

La ragazza più bella che ho conosciuto era bella perché non ne aveva la cognizione: cioè, lei non lo sapeva, non gliene fregava di ostentare, era fatta così e non se ne accorgeva!

Probabilmente perché aveva altre qualità, ma non vorrei scendere nel banale, cioè bella dentro ma non fuori, purtroppo funziona poco ‘sta cosa…

Ma il discorso che voglio fare è: tutte queste qua, piene di sé, fighe ok, ma pompose, che se la tirano manco ci avessero il monopolio, non saranno mai belle quanto quella tipa che ignara di tutto e di tutti portava in giro la sua bellezza, senza osannare il suo culo o le sue tette.

La chiave spesso sta in una dote che certe donne (e anche certi uomini tiratelli) hanno dimenticato: la modestia…

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venerdì, 18 agosto 2006, ore 12:17

Ho tante idee e poco tempo, mi vengono in mente i post, ma magari sto cagando o sono dall'altra parte del mio piccolo villaggio dei puffi...

Inizierò a surgelare i post e a scongelarli quando mi servono...
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categoria : cazzate

venerdì, 18 agosto 2006, ore 12:15

Brivido...
Più vado avanti e più vedo le migliori teste della mia generazione finire triturate nel macello industriale del mondo del lavoro.
Gente sicura di sè, vincente, ridotta in poco tempo a omunculi incerti del futuro, con talmente tanti dubbi da dimenticarsi le cose che veramente servono, le giuste aspettative, per tornare al discorso di qualche giorno fa...
Ho visto gente che si è trovata da un giorno all'altro senza una direzione da prendere, come treni lanciati a bomba e fermati da uno stronzo che si appoggia al freno di emergenza.
Gente che brillava universitariamente che si ritrova (come me) a fareil tuttofare non retribuito, perdendo ogni dignità (non ancora come me), non saltando manco un'ora di lavoro per niente (non come me che forco appena posso).
Non mi sconvolge il fatto che chi lavora "bene" sia raccomandato, o figlio di papà, zio, mamma, prete, politico o quant'altro.
Quella è ordinaria amministrazione...
Mi sorprende il perchè...
L'antica retorica, quelli che ci dicevano che noi eravamo la futura classe dirigente, quelli che ci avevano promesso il dorato mondo del lavoro e ci lasciano invece in mezzo al niente, tipo limbo dantesco (non quello con l'asticella).
Mi soprende poi la fragilità di tutta questa gente, che cade sotto i colpi del futuro incerto, impauriti e nascosti, mi fa paura, perchè vuol dire che siamo una generazione che sta perdendo le certezze e allora sono cazzi, perchè chi verrà dopo di noi pagherà anche per i nostri dubbi e ne troverà di più, ancora di più...
Ancora un problema di aspettative, credo, ma soprattutto un problema contro chi comanda la giostra del potere...
Tenetevi i vostri soldi, il vostro lavoro, il vostro potere...
I nostri sogni, ad ogni modo, non li avrete mai...
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domenica, 13 agosto 2006, ore 19:40

Si tratta sempre di aspettative, questa è la formula alchemica per capire come arrivare alla felicità...

La teoria è semplice quanto dannatamente impossibile da applicare per persone sane di mente.
Il teorema è: noi ci fissiamo determinate aspettative, di un certo grado, alto o basso che sia, poi l'evento di verifica e lì facciamo i conti.
Se quanto successo è uguale alle nostre aspettative allora nessun problema.
Evento di per sè impossibile e puramente teorico...
Se l'evento è superiore alle nostre aspettative allora siamo contenti.
Viceversa, guai arrivano se l'evento è inferiore alle nostre aspettative.
Parlo di aspettative positive, logico, in caso di aspettative negative allora tutto si rovescia.
Dunque tiriamo le somme e arriviamo alla teoria.
Noi possiamo fregare gli eventi: basta ridimensionare le aspettative: basta rivederle al ribasso, riportarle tutte più giù, in questo modo aumentano le possibilità che l'evento superi le aspettative e la felicità aumenti...

Ora: non sono le cose che succedono a farci tristi o felici, non è un singolo evento storto a farci incazzare: è la differenza tra aspettativa e risultato...
Cerchiamo di ottimizzare questo gap e otterremo la formula della felicità.

Non è semplice, ma basta allenamento: bisogna ridimensionare quello che chiediamo al mondo, e tornare ad avere le giuste aspettative, per ricominciare ad avere la capacità di sorprendersi delle piccole cose...
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venerdì, 11 agosto 2006, ore 09:20

Questo primo post del nuovo corso del blog è dedicato ai ritardatari...
Io sono in eterno ritardo...
Dovevo nascere il 24 gennaio e me la sono presa comoda e sono arrivato il 6 febbraio....
Certe cose ti segnano, rimangono nel tuo destino, il tuo imprinting naturale...
Dicevo, sono in eterno ritardo...
Alle elementari prendevo il pulmino al volo, alle superiori perdevo la corriera al mattino, all'università arrivavo sempre per ultimo in mensa e non c'era più niente da mangiare...
La gente che mi conosce mi da gli appuntamenti mezz'ora prima giusto per farmi arrivare in orario, ma io l'ho capito e arrivo in ritardo lo stesso...
Ma quello che voglio dire è che i ritardatari non sono solo degli egoisti egocentrici che non rispettano gli altri... Non del tutto almeno...
Sono persone che hanno fatto una scelta di vita...
Non arriviamo tardi perchè vogliamo, ma perchè dobbiamo...
Arrivare tardi vuol dire spesso essersi fermati da qualche parte, che può essere bene o male...
Su tante cose ci si arriva tardi, col rischio che ormai sia tutto perso (tipo i treni e le donne), ma ciò non vuol dire che perso qualcosa questo non possa tornare ancora (tipo le donne e i treni).
Voglio dire che il ritardo insegna, ci fa capire che abbiamo guardato intorno meglio degli altri, che abbiamo fatto più strada per arrivare lì...
E poi noi ritardatari ci godiamo la vita: dormiamo sempre dieci minuti di troppo al mattino, ci fermiamo dieci minuti in più dopo mangiato, ci perdiamo sempre un po' tornando a casa la notte...
Quello che vi voglio dire, prima di andare in ferie (anche queste in ritardo rispetto agli altri) è di lasciar stare gli orologi, perchè il tempo è soggettivo, e per chi è in ritardo come me, come voi, un miuto ne vale cento...

A dire la verità poi io lo so perchè sono in ritardo: sindrome di Peter Pan, forma peggiore: non vorrei crescere mai...
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